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Wto, da Ginevra nessun accordo |
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Chiuso il negoziato. I big non accetatno la proposta di Lamy |
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GINEVRA (28 luglio 2008) - Si è conclusa con un nulla di fatto la settimana di negoziati nella sede del Wto di Ginevra. I sette grandi, nonostante le numerose opportunità non sono riusciti a chiudere una aprtita che ormai si protrae da sette anni. l'unico punto sul quale è stata trovata un'intesa è la cosidetta "Guerra delle banane" tra Unione europea e Brasile. Adesso, chiusi i negoziati, si passa alla fase degli incontri privati, senza calendari o sedi prefissate, in cui i grandi del mondo cercheranno di trovare un accordo che soddisfi le esigenze di tutti. Nell'ultima giornata di negoziato, a Ginevra, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), Pascal Lamy, ha avanzato alcune proposte ai rappresentanti |
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di oltre 30 Paesi riuniti a Ginevra, riguardanti l’agricoltura e i prodotti industriali, nella speranza di portare, finalmente, a termine sette anni di negoziati sulla liberalizzazione degli scambi. Le proposte sono state accolte favorevolmente da cinque dei sette Paesi, riuniti in comitato ristretto per trovare una via di uscita alle trattative di Doha, e anche da India e Giappone. Ecco nel dettaglio i punti principali della proposta di Lamy Usa e Europa Abbassare a 14,5 miliardi di dollari all’anno le sovvenzioni che gli Stati Uniti verserebbero ai loro agricoltori. La rappresentante americana al Commercio, Susan Schwab, aveva segnalato questa settimana che Washington era pronta a una riduzione di 15 miliardi di dollari, cioè un taglio del 70% dell’intera sovvenzione. Ma per l’Unione europea, la riduzione avrebbe dovuto toccare l’80% dell’intero ammontare per un totale di 24 miliardi di euro l’anno. Dazi doganali agricoli D’altra parte, Pascal Lamy ha proposto che i dazi doganali agricoli dell’Ue al livello più elevato (uguali o superiori al 75%) siano ridotti del 70%: nella sostanza, secondo la proposta del direttore del Wto un dazio del 75% sarebbe abbassato al 22,5%. L’Italia «Le indicazioni geografiche sono top priority per l'Unione europea e, quindi, per la Commissione». Lo ha assicurato Peter Mandelson, commissario al Commercio, ad Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico e negoziatore italiano a Ginevra per il Wto, durante i lavori del Consiglio dei ministri dell'Ue che oggi ha esaminato la proposta negoziale su agricoltura e Nama (prodotti industriali) avanzata da Pascal Lamy, direttore generale dell'Organizzazione mondiale per il commercio. «Siamo riusciti a imporre le indicazioni geografice in testa all'agenda europea – ha proseguito Urso – ora, insieme agli altri 11 Paesi che hanno sottoscritto il nostro documento reclamiamo che l'obiettivo sia raggiunto come condizione per esprimere il nostro consenso». Durante i lavori del Consiglio il sottosegratario Urso ha inoltre replicato a Mandelson quando quest'ultimo ha parlato di «uno scambio in moneta tra agricoltura e industria, tra Europa e Paesi in via di sviluppo». «Fino a ora - ha detto Urso - l'Europa ha pagato in euro, ma è stata ripagata in dollari. Non dollari americani, già svaluati, ma in dollari dello Zimbabwe che non valgono appunto nulla». Inoltre, il sottosegretario ha annunciato che il commissario all'Agricoltura, Marianne Fischer Boël, ha garantito che «i prodotti mediterranei saranno esclusi dalla lista dei prodotti tropicali, come chiesto dal governo italiano». «A questo punto dei negoziati insieme alle indicazioni geografiche, la vera partita per l'Europa si gioca su una maggiore apertura dei Paesi emergenti ai prodotti industriali e nel dossier dei servizi su cui tra poche ore inizierà il vero negoziato» ha concluso il sottosegretario. «Allo stato attuale – ha chiosato Urso la base negoziale che ci è stata proposta è largamente insoddisfacente: ci sono ancora troppe ombre e poche luci». La Cina La Cina non intende aprire il suo mercato a riso, zucchero e cotone provenienti da altri Paesi. La decisione Š stata annunciata da Pechino al settimo giorno di discussioni a Ginevra tra gli stati membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), decisa ad arrivare a un accordo sul ciclo di negoziati lanciato a Doha nel 2001. Stando a quanto riferito da un diplomatico, la decisione cinese di non ridurre i dazi su riso, di cotone e di zucchero ha suscitato stupore e rabbia in molti Paesi in via di sviluppo, come la Thailandia, grande produttore di riso, e i paesi africani che producono cotone. La posizione cinese risulta problematica anche per il Brasile, sullo zucchero, e per l'India, sempre per il cotone. «La Cina è diventata il principale problema – ha aggiunto il diplomatico – non rispetta i suoi numerosi impegni». Il progetto di compromesso raggiunto dal Direttore generale del Wto, Pascal Lamy, prevede che i paesi in via di sviluppo riducano al massimo del 36% i dazi doganali sulle loro importazioni agricole. Tuttavia, il progetto autorizza a definire un 5,3% di «prodotti sensibili», su cui la riduzione è meno marcata, e un altro 12% di prodotti «speciali», a garanzia della sicurezza alimentare o dello sviluppo rurale, per cui il ribasso non supererebbe l'11%. Inoltre, il 5% dei prodotti speciali non subirebbe alcuna riduzione tariffaria. Pareri contrastanti Un centinaio di Paesi, fra i quali l'India, hanno espresso dei dubbi sulla bozza di accordo proposta dal presidente dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), Pascal Lamy, in particolare per quel che riguarda i meccanismi di salvaguardia dei prodotti agricoli, ritenuti insufficienti. Il documento presentato da Lamy prevede, infatti, per i Paesi in via di sviluppo la possibilità di definire alcuni prodotti "speciali" (non più del 12% del totale) che in virtù della sicurezza alimentare o dello sviluppo rurale rimarrebbero esclusi da ribassi sui dazi alle importazioni concorrenti troppo elevati (una riduzione massima dell'11%), mentre per un 5% di essi i dazi alle importazioni rimarrebbero invariati anche dopo la liberalizzazione; inoltre, i dazi potrebbero essere aumentati del 15% se la quota di importazione superasse il 40%. Il documento prevede inoltre un taglio dell'80% dei sussidi agricoli europei e del 70% di quelli statunitensi fino a un massimo di 14,5 miliardi di dollari; altri tagli riguarderebbero le importazioni agricole e i beni industriali, con altre eccezioni che permetterebbero ai Paesi in via di sviluppo di proteggere alcuni settori strategici come l'industria automobilistica. Stati Uniti, India, particolarmente intransigente, e Brasile hanno assunto un atteggiamento meno ottimista, mentre l'Argentina ha respinto la bozza di accordo almeno nella presente forma; non mancano le divisioni anche all'interno della stessa Ue, con la Francia e l'Irlanda (fra i principali Paesi beneficiari dei sussidi agricoli europei) che ha chiesto a Mandelson di migliorare i termini dell'intesa. Critiche anche le organizzazioni umanitarie: per John Hilary, direttore di “War on want”, l'accordo permette ai Paesi sviluppati di cavarsela con tagli minimi ai sussidi agricoli, nel contempo aprendo i mercati agricoli dei Paesi in via di sviluppo alle esportazioni agricole ed industriali. Il Wto, riunito da una settimana a Ginevra, cerca di arrivare a una soluzione dal novembre del 2001, quando venne varata l'Agenda per lo Sviluppo a Doha: il principale nodo del contendere riguarda l'entità dei tagli ai sussidi agricoli nei Paesi sviluppati (che faciliterebbe le esportazioni dei Paesi poveri) e viceversa la liberalizzazione di alcuni settori (che aprirebbe alle imprese occidentali molti mercati del Terzo Mondo a scapito delle aziende locali). Qualsiasi accordo venga raggiunto a Ginevra dovrà poi essere sottoposto a tutti i 152 Paesi membri del Wto prima di potere essere approvato definitivamente; in mancanza di un'intesa, e dato il contemporaneo cambio della guardia alla Casa Bianca, che paralizzerebbe ogni ulteriore negoziato, il destino del Doha round sembrerebbe segnato, a spese dei Paesi in via di sviluppo che dovrebbero ricorrere a dei negoziati bilaterali, probabilmente più svantaggiosi. |
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