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Wto, le reazioni

 
   

Brasile «È incredibile il disastro del Doha Round: il presidente Lula, a 2 anni dalla fine del suo mandato, non riuscirà purtroppo a vedere la fine dell'accordo». Questo ha detto visibilmente deluso al quotidiano economico brasiliano 'Valor' il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, dalla sede del Wto a Ginevra. «È valsa la pena di tutto quello che noi abbiamo fatto – ha proseguito il ministro dell'attuale presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva – Abbiamo sempre detto che Doha era una nostra priorità. Ma non possiamo restare pendenti da una cosa che non dà risultato. La struttura degli accordi bilaterali di commercio è meno vantaggiosa per il Brasile ma, se non c'é altro accordo, andremo avanti con

Amorim
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questi». La ripresa del Doha Round è importante per il Brasile ma ritarderà anni, «forse fino al 2013». Amorim ha affermato che «aspetterà che il polverone del fiasco di Doha si diradi per vedere come gli europei reagiranno». Il Mercosud dovrà, secondo 'Valor', riprendere le trattative per un accordo di libero commercio con l'Unione Europea a partire da settembre.

Lamy Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale del Commercio (Wto) ha confermato il fallimento delle trattative ma ha precisato che non intende gettare la spugna. «Avremo da discutere con i Paesi membri, ma la mia reazione iniziale non è quella di gettare la spugna», ha detto Lamy al termine di nove giorni di colloqui per cercare di trovare un punto di svolta nei negoziati Doha Round. Tra i nodi anche la questione dei sussidi ai produttori di cotone: i Paesi africani chiedono agli Usa di ridurre gli aiuti.

Zaia «Prendo atto del fallimento di una trattativa in cui si è provato in tutti i modi a penalizzare il sistema agricolo italiano e più in generale europea. È pur vero che, grazie agli sforzi dei nostri negoziatori, nel corso delle trattative abbiamo portato a casa importanti risultati, in particolare per ciò che concerne l’elenco dei prodotti tropicali». È quanto afferma il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, in riferimento al fallimento del negoziato Wto. «L’esclusione dei prodotti di Indicazione geografica protetta – sottolinea il ministro – avrebbe però provocato conseguenze drammatiche per tutto il comparto. Non posso non ricordare che per l’agricoltura italiana ed europea le indicazioni geografiche sono un segnale importante e distintivo secondo le qualità delle singole produzioni». «Se l’accordo fosse passato, così penalizzando i nostri prodotti, sarebbe passato anche un principio di penalizzazione per il mondo dei consumatori – aggiunge Zaia –. Riguardo al fatto che il fallimento potrebbe portare ad un ulteriore impoverimento dei Paesi in via di sviluppo ricordo che in economia non può valere il principio asimmetrico. Chiedere, infatti, all’agricoltura italiana un costo quale quello che si stava profilando, avrebbe potuto portare conseguenze disastrose per la nostra stessa economia come per altro per quella di diversi Paesi occidentali, piuttosto che per la crescita dei Paesi ad economia emergente come ad esempio la Cina e l’India».

Barroso Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, considera il fallimento dei negoziati Wto di Ginevra come una «delusione profonda per l’Ue», e ribadisce che un suo successo avrebbe stimolato la crescita dell’economia mondiale. «Il fallimento del negoziato Wto che mirava a trovare un accordo a Ginevra è motivo di delusione profonda per l’Unione europea, per la Commissione e per me personalmente», si legge nella nota dello spagnolo. Barroso rende omaggio «a tutte le persone che hanno lavorato a lungo e duramente per un successo, e, per quanto riguarda la Commissione europea, in particolare a Peter Mandelson e a Mariann Fischer Boël», commissari rispettivamente al Commercio e all’Agricoltura. «Abbiamo operato – osserva il presidente della Commissione – per un accordo giusto ed equilibrato, che avrebbe creato una situazione da cui tutti sarebbero usciti vincenti. Un tale accordo avrebbe dato all’economia mondiale un impulso più che benvenuto. Abbiamo fatto tutto il possibile per riconciliare i diversi punti di vista e raggiungere un compromesso». Questo fallimento, tuttavia, «non mette in causa la necessità di andare avanti, in particolare a beneficio dei paesi in via di sviluppo. Raccomanderò agli Stati membri dell’Ue – conclude Barroso – di analizzare questo risultato e di prepararci per riprendere il negoziato con i nostri partner più importanti al momento appropriato».

Mandelson Il fallimento dei negoziati Doha Round per il raggiungimento di un accordo sul commercio globale «è straziante». Lo ha sottolineato il commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson, che ha ammesso che è stato «un fallimento collettivo», ma ha aggiunto: «Ho paura che su questo argomento una forza irresistibile ha incontrato un oggetto inamovibile nell’ambito dei negoziati e il resto è storia». Il commissario Ue ha messo in guardia: «Le conseguenze non saranno uguali» per tutti e ci saranno Paesi che saranno più colpiti di altri. «Le conseguenze – ha osservato –cadranno in maniera sproporzionata su quelli che sono più vulnerabili nell’economia globale, che hanno bisogno di possibilità e opportunità che dipendevano soprattutto dal successo dei negoziati».

Francia La Francia accusa i grandi Paesi emergenti di aver fatto fallire l’accordo sulla liberazione del commercio globale, e ha dichiarato che l’esito negativo «non è la fine del mondo». Secondo il ministro dell’agricoltura Michel Barnier, «i grandi Paesi emergenti non hanno compiuto sufficienti sforzi per raggiungere un accordo bilanciato». L’Unione europea, ha detto il ministro, «era pronta a ridurre i dazi sulle importazioni del 54%, e a eliminare il supporto governativo per le esportazioni più sensibili. «La chiave dell’accordo è la reciprocità non rispetto ai Paesi più poveri, ma rispetto ai Paesi emergenti», ha concluso Barnier. La Francia aveva avvertito durante le trattative che l’Unione europea rischiava di fare troppe concessioni, «sacrificando l’agricoltura europea sull’altare del liberalismo mondiale»: il presidente Sarkozy aveva inoltre dichiarato che non avrebbe accettato le proposte che stavano sul tavolo. Barnier ha inoltre avanzato dubbi sulla Wto, chiedendosi se è veramente l’unica sede adatta per discutere di accordi commerciali su agricoltura e beni alimentari. E ha concluso affermando che «la novità emersa a Ginevra è che Cina, india e Brasile sono ormai capaci di affrontare gli Stati Uniti e l’Europa, ma in questo scontro vengono dimenticati i Paesi più poveri». Il ministro del Commercio Anne-Marie Idrac ha invece definito «inaccettabile» la bozza di proposta ginevrina su tutte le materie esaminate, e ha dichiarato che il fallimento della trattativa «non è la fine del mondo». «Non c’è dubbio che sarà necessario riaprire la questione dell’organizzazione di un dibattito efficace tra i 153 Paesi membri del Wto. È diventato impossibile», ha affermato il ministro.

Giappone Il Giappone ha espresso rincrescimento per il fallimento delle trattative della Wto, invitando i Paesi in via di sviluppo ad essere «responsabili» nei contrastati colloqui. «È estremamente spiacevole il fallimento dei negoziati dopo più di una settimana di colloqui e sforzi», ha dichiarato il primo ministro Yasuo Fukuda in una nota. Il Giappone era apertamente critico nei confronti di proposte sul taglio delle tariffe doganali sui beni alimentari più sensibili come il riso. Il segretario di gabinetto Nobutaka Machimura ha affermato che le voci dei Paesi in via di sviluppo sono cresciute dagli incontri Doha del 2001: «Rispetto ad allora, Cina e India hanno aumentato il proprio peso economico, ma nello stesso tempo hanno bisogno di sviluppare una maggior responsabilità». «Mi chiedo se considerano l’economia globale come un sistema unico oppure se preferiscono proteggere interessi particolaristici», ha aggiunto il segretario di gabinetto. Gli agricoltori giapponesi hanno ben accolto il fallimento delle trattative, che elimina per il momento il rischio di invasioni del mercato da parte di importatori più aggressivi. «Siamo sollevati, se non deliziati, dal collasso dei negoziati», ha detto Yoshiyuki Kiri, dirigente dell’unione sindacale agricola di Kagoshima. Secondo Kiri, un compromesso al Wto «avrebbe ucciso l’agricoltura nipponica e l’intera comunità». Il direttore generale della Wto, Pascal Lamy, ha chiesto al Giappone di aprire la sua agricoltura al commercio estero, ma molti ritengono impossibile l’accoglimento della richiesta: secondo un analista NHK, «è lo stesso sistema elettorale a impedirlo, insieme alla tradizione e a motivazioni di lobby politiche. Ma dovrà avvenire, prima o poi».

Svizzera L’Unione svizzera dei contadini (USC) prende atto con sollievo dell’interruzione dei negoziati agricoli in seno all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). «Meglio nessun accordo che uno cattivo», ha commentato all’agenzia di stampa elvetica Ats il presidente dell’organizzazione, Hansjorg Walter. Per le famiglie contadine la liberalizzazione lanciata dal round di Doha è inaccettabile, ha spiegato Walter: i negoziati erano stati avviati nel 2001, ma nel frattempo la situazione è completamente cambiata, complice l’aumento di prezzo dell’energia e la crisi alimentare. L’Usc si dice in linea di principio non contraria a un accordo internazionale: esso deve però essere sopportabile, viene precisato.

Kenya «Il fallimento delle trattative sul commercio globale ha gravemente minato gli sforzi dei Paesi africani per combattere la povertà», ha dichiarato Uhuru Kenyatta, ministro del Commercio del Kenya.

Coldiretti È stata persa una importante occasione per assicurare maggiore trasparenza nel commercio dei prodotti agricoli ed alimentari a livello internazionale con regole di concorrenza leali. È quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare il fallimento dei negoziati sul Wto, a Ginevra, sottolinea che l’auspicio ora è che si possano trovare occasioni negoziali che consentano di superare gli ostacoli attuali attraverso un approccio nuovo e attento alle reali esigenze di uno sviluppo economico sostenibile dell’economia mondiale, obiettivo principale del Doha round. «Con la riforma della politica agricola, l’Unione europea – conclude la Coldiretti – ha dimostrato di avere le carte in regola per arrivare ad una conclusione positiva del negoziato che ha visto un importante impegno nazionale per la tutela delle indicazioni geografiche dalle falsificazioni e dalle imitazioni ed anche per la salvaguardia delle nostre produzioni agricole ed alimentari».

Fedagri «Piuttosto che un cattivo accordo è meglio nessun accordo». È quanto afferma il presidente di Fedagri-Confcooperative, Paolo Bruni, in merito alla fallita trattativa del lungo negoziato del Wto di Ginevra. «La salvaguardia delle nostre denominazioni d’origine, del nostro patrimonio agroalimentare fatto di qualità, specificità e radicamento con il territorio e con i produttori, caratteristiche proprie della cooperazione agricola, non può essere oggetto di scambio. L’Italia, dal canto suo – aggiunge Bruni – si è prodigata e ha prodotto lo sforzo massimo, in tutta onestà, non poteva fare di più». L’Europa, conclude Bruni, «non può continuare a fare concessioni senza ottenere nulla in cambio. Ogni accordo richiede reciprocità peccato sia stata persa un’altra opportunità».

Confagricoltura Il fallimento della trattativa in seno al Wto dimostra quanto sia stata «improduttiva la strategia negoziale della Commissione europea di questi ultimi anni». Lo sottolinea in una nota il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, commentando la mancata intesa a Ginevra. «Certo ora non si potrà affermare che la responsabilità del fallimento è tutta del protezionismo agricolo di Bruxelles, visto che si sono susseguite concessioni a concessioni, senza poter portare a casa alcun reciproco vantaggio. A questo punto – ha aggiunto Vecchioni – c’è bisogno piuttosto di scelte politiche europee e nazionali che rafforzino la produzione agricola, così come serve una attenta verifica sullo strumento del sistema europeo di tutela delle indicazioni geografiche che, ancora oggi, esce dal confronto multilaterale senza il giusto riconoscimento». «E guardando al fallimento di Ginevra in prospettiva – ha concluso il presidente di Confagricoltura – crediamo sia il caso di ripartire da basi nuove. Da un rilancio del bilateralismo, non come alternativa, ma come elemento complementare a intese multilaterali; a una modifica del mandato originario di Doha, aprendolo a nuovi temi come quelli della reciprocità delle tecniche di produzione, degli standard ambientali e sociali».
 

 

 
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