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Emergenza cibo, nel 2050 raddoppierà la domanda alimentare

 

Secondo l’Ifad l’Italia potrà dare un contributo formidabile nella lotta alla crisi

 
   

ROMA (17 luglio 2008) - La domanda alimentare mondiale è destinata a crescere, spinta dalla crescita demografica e da quella salariale, del 50% nel 2030 e del 100% nel 2050. Questa la previsione fatta dal presidente dell’Ifad (International Fund for Agricultural Development), Lennart Bage, in occasione di un’audizione alla Camera dei Deputati, alla presenza delle Commissioni congiunte Affari esteri e Agricoltura di Camera e Senato, nell’ambito di un’indagine conoscitiva avviata dal Parlamento sugli esiti del vertice Fao sulla sicurezza alimentare. «Ci troviamo di fronte ad una sfida di carattere strutturale – ha detto Bage – dovuta ad uno squilibrio tra domanda e offerta che ha portato i prezzi del

Crisi alimentare
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cibo in tre anni, a crescere dell’83%». Quanto alla possibilità che i prezzi delle derrate alimentari tornino a scendere, Bage sostiene che è possibile un calo, «ma è improbabile che tornino ai livelli precedenti». Per far fronte all’emergenza, secondo il presidente dell’Ifad, è necessario investire nella ricerca agricola, su specifiche coltivazioni resistenti alla siccità, alle malattie e all’eccesso di salinità. «È stato dimostrato che la ricerca agricola – ha aggiunto – ha portato con successo alla “Rivoluzione verde” in Asia che ha prodotto il 40% di ricavi in più rispetto agli investimenti». L’Ifad ha investito nella ricerca in Africa, per lo sviluppo di varietà di cassava (un tubero molto importante nell’alimentazione delle popolazioni africane e asiatiche), resistenti ai virus, «producendo benefici per oltre 100 milioni di persone». «Gli aiuti allo sviluppo agricolo – ha proseguito Bage – sono calati di due terzi in Asia e di un terzo in Africa negli ultimi 25 anni». Secondo il presidente dell’Ifad è necessario «un rinnovato impegno per uno scatto verso l’alto degli investimenti in agricoltura, scesi dal 20 al 3%, a livello globale, negli ultimi 20 anni». L’Ifad, che contribuisce al finanziamento di 200 progetti nel mondo, di cui la metà concentrati in Africa, per un valore di 7 miliardi di dollari, conta 65 Paesi membri divisi in tre gruppi: i Paesi sviluppati (Oecd), i produttori di petrolio (Opec) e altri Paesi in via di sviluppo.

Appello all’Italia «Come presidente di turno del G8 nel 2009, l’Italia può dare un contributo formidabile al processo di raggiungimento dell’obbiettivo della sicurezza alimentare globale. Questa opportunità e nelle vostre mani». È uno dei passaggi dell’intervento del presidente dell’Ifad, Lennart Bage, nel corso dell’audizione congiunta, a Montecitorio, davanti alle commissioni congiunte Esteri e Agricoltura di Senato e Camera. «Come rappresentanti eletti del popolo italiano, voi esercitate una grande responsabilità, tanto più – ha rilevato Bage – se si considera il ruolo che l’Italia ha giocato, e continua a giocare, con convinzione e in modo concreto, nella cooperazione allo sviluppo, in collaborazione con il sistema delle Nazioni Unite». Bage ha ricordato che «numerosi membri dell’Ifad si sono impegnati per importi significativi nel settimo Replenishment (2007-2009). L’ultimo impegno dell’Italia l’ha portata al secondo posto tra i donatori della nostra istituzione, segnalando il vostro impegno a supporto dello sviluppo rurale e la consapevolezza del vostro paese circa il ruolo strategico dell’Italia in questo settore. Ma il pagamento del contributo non è stato ancora autorizzato dal governo e dal Parlamento». Da qui l’appello «per sollecitare il governo e il Parlamento ad assumere l’iniziativa di onorare l’impegno italiano».

Il contributo del Bel Paese La Cooperazione italiana allo sviluppo ha reso disponibile un contributo aggiuntivo di 14 milioni di euro a favore del Fondo fiduciario della Fao per la sicurezza alimentare e igienico-sanitaria degli alimenti. Lo rende noto la Fao in un comunicato specificando che lo stanziamento, «come indicato dal Governo italiano, intende essere una risposta all’attuale crisi alimentare e fa seguito al Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare della Fao dello scorso giugno». La cifra va ad aggiungersi ai 190 milioni di euro di aiuti umanitari che l’Italia, proprio in occasione del vertice di giugno, si è impegnata a mettere a disposizione della Fao nel 2008. «Ringrazio vivamente il governo italiano per questo nuovo finanziamento – ha dichiarato il direttore generale della Fao, Jacques Diouf –. Esso non solo evidenzia una comunanza di intenti e di priorità tra l’Italia e la Fao, in un momento in cui il drammatico rialzo dei prezzi alimentari mondiali mette a repentaglio le condizioni di vita di milioni di persone. Ma è indice di un rinnovato impegno da parte dell’Italia e di una innovativa strategia per affrontare la sicurezza alimentare mondiale che salutiamo con grande soddisfazione».  Il Fondo fiduciario per la sicurezza alimentare è stato lanciato nel 2002 dallo stesso Diouf per dare maggiore impeto alla lotta contro la fame. L’Italia è stato il primo tra i paesi membri della Fao a rispondere all’appello, impegnandosi per 100 milioni di euro.

 

 

 
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