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Pesticidi, scoperti batteri capaci di decontaminare terreni |
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Il Cnr individua microrganismi con queste particolari proprietà |
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ROMA (3 luglio 2008) - Sono microscopici e difficili da identificare, ma alcuni batteri sono capaci a metabolizzare i pesticidi utilizzati in agricoltura, contribuendo così alla decontaminazione del terreno. Lo hanno scoperto un team di ricercatori del Cnr che hanno così evidenziato l’importante funzione di alcuni microrganismi, in grado di metabolizzare i prodotti tossici utilizzati in agricoltura e risanare il suolo e le acque, rivelandosi di fatto una risorsa naturale contro i residui velenosi degli erbicidi. Il ceppo batterico è il Rhodococcus wratislaviensis ed è stato individuato sia nel suolo sia nelle acque sotterranee. Lo studio realizzato dall’istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Irsa-Cnr) ha permesso |
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di individuare alcuni gruppi di batteri in grado di eliminare dal suolo i residui velenosi dei pesticidi. Questi batteri sono capaci di eliminare «in particolare gli erbicidi triazinici, che sono tra i più utilizzati in Italia e nel mondo per il controllo selettivo delle erbe infestanti in diversi tipi di colture» spiega Anna Barra Caracciolo, ricercatrice Irsa-Cnr. «Queste sostanze – prosegue la ricercatrice – però tendono a persistere nell’ambiente ed il loro utilizzo in agricoltura costituisce uno dei principali fattori di contaminazione del suolo e delle acque sotterranee, destando preoccupazione per la salute dell’uomo e degli ecosistemi». Grazie a questi microrganismi, i “veleni” possono essere rimossi dall’ambiente. «Le capacità omeostatiche degli ecosistemi, infatti, – afferma Barra Caracciolo – sono legate alla presenza o meno di comunità microbiche adattate, in grado di utilizzare i pesticidi come fonte energetica». «Un erbicida – sottolinea la ricercatrice – potrà essere definitivamente rimosso dall’ambiente grazie a una o più specie batteriche in grado di utilizzarlo come fonte di carbonio utile per la crescita». Il Rhodococcus wratislaviensis, questo il nome del ceppo batterico individuato sia nel suolo sia nelle acque sotterranee, è risultato particolarmente interessante ai ricercatori per le sue capacità di degradare e di mineralizzare l’erbicida terbutilazina e composti simili (terbutilazina, simazina e metaboliti). «Si tratta di uno dei primi lavori in cui si descrive un ceppo batterico in grado di degradare i composti triazinici in un acquifero che – afferma ancora Barra Caracciolo – sono tra quelli più frequentemente riscontrati nelle acque a concentrazioni superiori ai limiti di legge (0.1 mg L-1). L’identificazione di tale batterio in suoli e acque può quindi essere un indicatore utile per la valutazione del potenziale di attenuazione naturale presente negli ecosistemi contaminati da questo erbicida. Inoltre, ceppi batterici con tali capacità potrebbero essere utilizzati per un eventuale bio-risanamento di siti contaminati». Lo studio dei microrganismi, in particolare della componente batterica, è stato per molto tempo limitato dall’esiguità delle tecniche per individuarne la presenza. «I cosiddetti metodi colturali indiretti, basati sulla crescita di batteri su terreni preparati in laboratorio, hanno permesso – dice ancora – l’identificazione di circa 3.000 specie che rappresentano soltanto l’1-10% circa di quelle esistenti». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||