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Prezzi, da casa a ristorante +3500% pasta al pomodoro

 

Dopo l'attacco dell'Aduc, pronta la risposta di esercenti e ristoratori

 
   

ROMA (21 luglio 2008) - Botta e risposta a distanza tra consumatori ed esercenti sul “caro spaghetti”. Dopo l'allarme lanciato dall'Aduc (associazione dei consumatori) sul costo di un piatto di spaghetti al sugo che al ristornate costerebbe il 3500% in più che a casa, arriva la difesa della Fipe. «È improponibile concettualmente – spiega la Federazione dei pubblici esercenti – confrontare il costo di un piatto di pasta cucinato in casa con quello consumato in ristorante». Nell'indagine svolta dalla Aduc, secondo il direttore della Fipe, Edi Sommariva, «si tenta maldestramente di addossare le colpe della crisi economica solo ai ristoratori. Ma la crisi dei consumi è colpa della perdita del potere d'acquisto dei lavoratori.

Spaghetti al pomodoro
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Da anni cerchiamo il dialogo con le associazioni dei consumatori per ridurre i costi davvero troppo alti, di energia, banche, assicurazioni e mercato immobiliare. Magari – conclude Sommariva – riuscissimo a risolvere la crisi italiana abbassando il prezzo di un piatto di pasta soltanto».

L'Aduc Mangiare i due classici spaghetti al pomodoro al ristorante è ormai diventato «un lusso, come gustare un piatto di alta cucina». La denuncia è dell'associazione diritti utenti e consumatori (Aduc), che segnala un aumento del 3500% del costo del piatto al ristorante rispetto alla preparazione in casa. Ma la federazione italiana esercenti pubblici e turistici (Fiepet) non è d'accordo: «È una stima esagerata, comunque al ristorante si paga anche il servizio di somministrazione». Per l'Aduc quello che viene praticato nei ristoranti italiani è un vero e proprio «salasso», che peraltro avrebbe già avuto come conseguenza un crollo della clientela nei ristoranti romani (-30% solo nel giugno scorso). «Un piattodi pasta da 100 grammi – spiega l'associazione – costa mediamente 0,25 euro, contro i 9 euro in media del ristorante». Un aumento del 3500%, definito dall'associazione «eccessivo», e non giustificato dalle spese sostenute dai ristoratori. L'Aduc chiede quindi agli esercenti di abbassare i prezzi, «visto che da 15 anni il reddito reale medio non è cresciuto, mentre i menu nei ristoranti sono lievitati smisuratamente e furbescamente dall'entrata in vigore dell'euro. I ristoratori – conclude – devono adeguare i prezzi alla mutata realtà economica del Paese». L'allarme dell'Aduc non è condiviso da Tullio Galli, direttore della Fiepet che rappresenta 50 mila pubblici esercizi. «La stima dell'associazione è esagerata – ha osservato – perché probabilmente sono stati presi a riferimento locali di centri turistici rinomati. Bisogna inoltre considerare che sui costi dei menu incide, e non poco, il servizio di somministrazione legato a coperto, personale, cuochi, camerieri, ed utenze».

 

 

 
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