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Allarme scorte per pane e pasta: ce n'è solo per 7 mesi |
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Marini: «Investire sull’agricoltura aumentando la produzione» |
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ROMA (18 luglio 2008) - «In Italia al momento attuale l’incidenza della distribuzione sul valore finale medio della spesa in prodotti agroalimentari è pari al 60%, quella dell’industria è del 23%, quella dell’agricoltura è scesa al 17% e si riduce ancora». È quanto afferma il presidente della Coldiretti, Sergio Marini (nella foto) , nel corso dell’assemblea nazionale della confederazione nel sottolineare che «nel passaggio dall’origine al dettaglio i centesimi diventano euro». Secondo il presidente, si corre un «grave rischio di “strabismo” mettendo in relazione stretta l’aumento dei prezzi agricoli con l’aumento dei prezzi al consumo». I dati segnalano che nella filiera dell’agroalimentare italiano «persistono alcuni squilibri: siamo di |
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fronte ad una scarsa efficienza, a disfunzioni di tipo strutturale», sottolinea Marini. La Coldiretti assicura quindi il suo impegno a «costruire un sistema di accorciamento e razionalizzazione della filiera che consenta di contenere gli aumenti del prezzo al consumo per i prodotti alimentari e allo stesso tempo di ripartire più equamente il valore aggiunto creato nella filiera». «Lo facciamo – afferma il presidente – rilanciando il ruolo e riprendendoci le nostre cooperative, quelle che pongono il socio produttore al centro del suo agire. Lo facciamo con tutti coloro che condividono il nostro modello di agroalimentare identitario, di qualità, dove trasparenza e correttezza sono valori non barattabili. Lo facciamo accogliendo l’adesione di imprese, di cooperative, di consorzi, di farmers market, ponendo criteri di semplificazione e razionalità al centro della filiera. Ma lo vogliamo fare anche con i trasformatori industriali, gli artigiani, con la piccola e grande distribuzione e con tutti coloro disponibili a confrontarsi. Con tutti – conclude – cercheremo un dialogo sincero e pragmatico nell’interesse generale». Secondo il presidente una delle strade da percorrere per contrastare l’aumento dei prezzi è quella di «produrre vicino a dove si consuma». «Non è un paradosso affermare che in questa fase la globalizzazione sta dando vita a una doppia barriera agli spostamenti delle merci, una sorta di doppio dazio, frutto del mercato». Un dazio, spiega il presidente, sull’ambiente che nasce dalle emissioni di anidride carbonica che i grandi spostamenti di merci implicano. Un dazio di tipo economico derivato dall’aumento dei costi dei trasporti e dei servizi ad essi connessi che solo per il grano importato dal Canada vale oggi 18-20 dollari al quintale. «È necessario dunque – spiega Marini – che i paesi più poveri e più deboli, ma anche quelli più abbienti, vengano messi in condizione di ristrutturare i loro bacini di produzione; bisogna che i governi li mettano in grado di far ripartire l’agricoltura vicina, l’unica in grado di fornire cibo a buon prezzo». Pane e pasta L’emergenza cibo mondiale si fa sentire anche in Italia. Il nostro Paese, secondo uno studio diffuso dalla Coldiretti in occasione dell’Assemblea nazionale, «può contare, al momento, al massimo su 7 mesi di scorte di pane e pasta ottenuti con il raccolto nazionale di grano (tenero 3,5 mln tonnellate e duro 4,5 mln tonnellate) che si è appena concluso». In particolare nello studio si evidenza come, nonostante l’aumento consistente della produzione nazionale di grano, la disponibilità limitata di scorte prefiguri un quadro preoccupante con la chiusura delle frontiere e le limitazioni delle export da parte di molti Paesi produttori di fronte all’emergenza cibo mondiale. Per questo, viste le prospettive, secondo il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, è necessario «investire sull’agricoltura e aumentare ulteriormente la produzione nazionale e comunitaria, ma anche garantirsi riserve strategiche di prodotti alimentari di base per stabilizzare il mercato interno e assicurare approvvigionamenti al giusto prezzo per imprese e consumatori». L’andamento dei mercati mondiali è, dunque, destinato ad avere effetti anche sul piatto principale della dieta mediterranea. Gli italiani, con una media di 27 chili all’anno a testa, sono infatti di gran lunga i maggiori consumatori di pasta a livello mondiale. Ma a cambiare le abitudini a tavola intervengono anche i record inanellati dalla benzina, in un Paese in cui l’86% delle merci viaggia su strada. Secondo lo studio Coldiretti il caro carburanti sta spingendo, sempre più, verso il consumo di prodotti locali e di stagione acquistati, oggi, con regolarità da due italiani su tre. Prezzi e cereali «La sola speculazione internazionale sui cereali, stimata al valore medio indicato dagli analisti del 30%, è costata al sistema Paese nell’ultimo anno circa 400 milioni di euro». Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, va giù duro e ribadisce che ora l’unica strada resta, «la gestione delle scorte che assume un ruolo strategico soprattutto perché – dice – se abbiamo possibilità di stoccaggio possiamo far rimanere nel nostro Paese i profitti che le speculazioni internazionali realizzano anche sulle nostre produzioni e essere meno dipendenti da escursioni o fluttuazioni incontrollabili dei prezzi». Nella sua relazione Marini sottolinea poi come «la causa, forse più importante del rialzo dei prezzi, sia da ricercare anche nei tanti anni, troppi, di prezzi eccessivamente bassi per i prodotti agricoli tanto che in termini reali – precisa – il prezzo dei cereali e semi oleosi ha subito, negli ultimi tre decenni, un costante decremento». Sempre sul tema del rialzo dei prezzi il presidente della Coldiretti, ricordando come «nel passaggio, dall’origine al dettaglio, i centesimi diventano euro – ha sottolineato – e in Italia, al momento, l’incidenza della distribuzione sul valore finale medio della spesa in prodotti agroalimentari è pari al 60%, quella dell’industria è del 23%, quella dell’agricoltura è scesa al 17% e si riduce ancora». «Senza voler colpevolizzare nessuno questi dati ci segnalano che nella filiera dell’agroalimentare italiano persistono alcuni squilibri e per questo – aggiunge Marini – come Coldiretti ci impegneremo a costruire un sistema di accorciamento e razionalizzazione della filiera che consenta di contenere gli aumenti del prezzo al consumo e allo stesso tempo di ripartire più equamente il valore aggiunto creato nella filiera». Wto L’Unione europea «non può correre il rischio di accordi al ribasso per l’agricoltura in un momento in cui, con l’emergenza cibo mondiale, la capacità di approvvigionamento alimentare è diventata un fattore strategico per lo sviluppo dell’intera economia». Questo il pensiero di Sergio Marini che esprime sostegno all’iniziativa del ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia, e del commissario Ue all’Agricoltura, Mariann Fischer Boël, per escludere numerosi prodotti agricoli di interesse nazionale, come agrumi, riso, fiori recisi, patate e numerosi ortofrutticoli, dalla lista dei prodotti tropicali. «Il processo di liberalizzazione non può che essere legato al rispetto di regole comuni per quanto riguarda standard e trasparenza sulla provenienza dei prodotti per combattere – spiega Marini – i fenomeni di concorrenza sleale che fanno sentire pesantemente gli effetti sul made in Italy». Per questo motivo occorre «un’efficace garanzia per i prodotti ad indicazione geografica nei quali l’Italia detiene la leadership mondiale». Il messaggio di Napolitano L'assemblea nazionale della Coldiretti «costituisce un'importante occasione di analisi delle dinamiche del settore agricolo italiano e delle sue potenzialità di crescita, nel quadro di una rigorosa difesa dell'ambiente e di elevati standard di sicurezza alimentare». A sottolinearlo è stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha inviato un messaggio al presidente della Confederazione, Sergio Marini, in occasione dell'iniziativa. «L'agricoltura continua a rappresentare una leva fondamentale per promuovere uno sviluppo sostenibile – si legge ancora nel messaggio – e per attrarre gli investimenti necessari a incrementare le produzioni alimentari in grado di soddisfare i bisogni primari del Paese». Napolitano ha sottolineato come «le aziende agricole italiane, avvalendosi di una continua collaborazione con i più avanzati centri di ricerca in agraria e nelle biotecnologie». «Abbiano dimostrato – continua la nota di Napolitano – di saper valorizzare le specificità delle filiere locali, riuscendo a soddisfare la domanda nazionale e quella estera con prodotti di alta qualità». «L'accresciuta competizione e la forte interdipendenza dei mercati nell'economia globale – conclude la nota del Quirinale – pongono il settore di fronte a nuove e più ardue sfide le quali richiedono il consolidamento delle relazioni consortili e cooperative tra le piccole e medie imprese, e il potenziamento della rete di infrastrutture di servizio, nel quadro di iniziative volte a razionalizzare e semplificare i processi di produzione e distribuzione». |
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