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Prodotti di qualità, cresce mercato Dop (+7,9%) e Igp (+5,4%)

 

Delle 169 denominazioni 15 rappresentano il 92% del fatturato totale

 
   

ROMA (25 luglio 2008) - Cresce il mercato nazionale dei prodotti Dop e Igp: nel 2007 gli alimenti con il marchio di tutela hanno fatto registrare un incremento del fatturato alla produzione e al consumo rispettivamente del 7,9% e del 5,4%. L’Italia, con i suoi 171 marchi riconosciuti, si conferma inoltre leader europeo nel settore. Lo rileva l’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), sottolineando che nel mercato «resta preponderante il peso dei comparti storici dei formaggi e dei prodotti a base di carni, in particolare i salumi, che insieme coprono una quota pari al 90% circa del fatturato complessivo in entrambe le fasi». In particolare, per i formaggi Ismea stima nel 2007 un aumento del 7,6% alla

Mercato Dop e Igp
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produzione e dell’1,8% al consumo, mentre i prodotti a base di carni hanno realizzato incrementi di fatturato superiori al 3% in entrambe le fasi. «In crescita – secondo l’istituto – anche le vendite di prodotti ortofrutticoli, mentre perdono terreno gli oli di oliva. Con l’iscrizione all’albo comunitario di un nuovo Dop, il Cipollotto Nocerino – sottolinea l’Ismea – sale intanto a 171 il numero dei prodotti made in Italy riconosciuti a livello europeo come Dop e Igp. L’Italia, con il 21% del totale dei marchi comunitari, detiene la leadership europea, seguita dalla Francia, con 157 prodotti, e dalla Spagna con 115».

Il quadro generale Sono 169 i prodotti a denominazione d’origine certificati in Italia, tra formaggi, oli, frutta, salumi e carni ma ne bastano 15 a coprire il 92% del fatturato totale pari a 9,2 miliardi di euro. A fronte di questi numeri, secondo Inea, Istituto di Economia Agraria che oggi ha pubblicato il Rapporto sullo stato dell’agricoltura italiana 2006-2007, «è logico dedurre che molte Dop e Igp ad oggi riconosciute risultano apparentemente inefficaci, tanto da considerarle quasi inoperanti». Per molti prodotti italiani la certificazione, che significa un lungo percorso di riconoscimento normativo e l’adesione ad un severo disciplinare di produzione, non si traduce in un impatto economico sui sistemi locali da cui traggono origine i prodotti stessi. In questi casi, secondo lo studio, il prodotto assume il ruolo di “cultural maker”, cioè un volano per sviluppare altre attività al di fuori dell’enogastronomia, come il turismo locale. Secondo Inea sono quattro i prodotti italiani a marchio che da soli sono capaci di guidare l’intero settore delle produzioni certificate, assorbendo il 64% del fatturato e sono il Grana Padano, il Prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto San Daniele e il loro successo si deve al ruolo svolto negli anni, prima ancora di ottenere la certificazione, dai Consorzi di tutela. Il rapporto Inea indica tre condizioni che un prodotto agroalimentare a marchio dovrebbe soddisfare per avere successo sul mercato: qualità, comunicazione e organizzazione della filiera.

Dop e Igp

 

 

 
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