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Dieta mediterranea, in agonia nei Paesi d’origine

 

Il nutrizionista Calabrese: «La colpa è degli alimenti d’Oltreoceano»

 
   

ROMA (29 luglio 2008) - La dieta mediterranea, considerata esempio di buona alimentazione, vanta seguaci in tutto il mondo ma è sempre più ignorata nei Paesi d’origine dove, con il benessere, grassi e calorie sono aumentati a dismisura. Lo afferma l’economista senior della Fao Josef Schmidhuber, secondo il quale negli ultimi 45 anni la famosa dieta basata sul consumo di frutta fresca e verdura «è stata a poco a poco abbandonata ed è oggi in uno stato moribondo» proprio nei Paesi che l’hanno tenuta a battesimo. «Con l’accresciuto benessere – nota Schmidhuber – le abitudini alimentari delle popolazione mediterranee, una volta modello per il resto del mondo, si sono oggi notevolmente deteriorate». Le popolazioni

Campi Ogm
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mediterranee hanno impiegato il maggiore benessere per aggiungere una gran quantità di calorie da prodotti animali e da grassi ad una dieta tradizionalmente povera di proteine animali. Ed il cibo che mangiano oggi è, secondo Schmidhuber, «troppo grasso, troppo salato e troppo dolce». In 40 anni, dal 1962 al 2002, in 15 Paesi europei esaminati l’apporto calorico giornaliero è aumentato di circa il 20%, passando da 2960 kcal a 3340 kcal. Ma in Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta, che erano più poveri dei Paesi del Nord, l’apporto calorico giornaliero è aumentato del 30%. «Un maggiore apporto calorico ed un minore consumo energetico hanno fatto sì che all’interno dell’Unione europea la Grecia sia oggi il paese con il più alto indice di massa corporea e la maggiore percentuale di persone soprappeso ed obese», dice Schmidhuber. Più di metà degli italiani, degli spagnoli e dei portoghesi sono in soprappeso. Allo stesso tempo vi è stato anche un grande aumento nell’apporto calorico generale e nel carico glicemico delle diete dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Tutti i Paesi dell’Unione europea hanno ignorato le direttive dell’Oms e della Fao che raccomandano che i grassi non devono rappresentare più del 30 per cento dell’apporto energetico giornaliero totale. Ma la Spagna, la Grecia e l’Italia sono ben al di sopra di quel limite e sono diventati i più grandi consumatori di grasso dell’Unione europea. Il Paese che ha registrato l’aumento più drammatico è stata la Spagna, dove i lipidi costituivano solo il 25% della dieta 40 anni fa ed adesso rappresentano invece il 40%. Schmidhuber attribuisce il cambio delle abitudini alimentari non solo all’aumento dei redditi e della condizione economica ma anche a fattori come il diffondersi dei supermercati, il cambiamento dei sistemi di distribuzione, al fatto che le donne lavorano ed hanno meno tempo per cucinare, e che le famiglie mangiano fuori più frequentemente, e spesso in ristoranti fast-food. Allo stesso tempo il fabbisogno calorico è calato, la gente fa meno moto e si è passati ad uno stile di vita molto più sedentario. È positivo comunque, fa notare Schmidhuber, che i popoli mediterranei continuano a consumare ancora frutta e verdura e olio d’oliva. Ma in generale hanno smesso di seguire la dieta ereditata dai loro antenati, quella dieta che molti Paesi mediterranei vorrebbero fosse inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco.

L’esperto Gli italiani si sono allontanati dalla dieta mediterranea per seguire il trend delle diete iperproteiche provenienti dagli Usa, «abituandoci a un regime alimentare errato che ci fa stare peggio». Lo afferma il nutrizionista Giorgio Calabrese, indicando nella moda delle diete Atkins, Scarsdale e compagni la causa principale del tradimento del regime alimentare mediterraneo verso un’alimentazione molto meno sana. «Così come negli anni 60 arrivò il mito del “steak and cole” (bistecca e coca-cola) – osserva Calabrese – negli ultimi 15 anni, sulla scia di quelle mode dagli Usa che da noi arrivano con anni di ritardo, si sono affermate sempre più queste diete iperproteiche, nella convinzione che i carboidrati ingrassano e bisogna mangiare più proteine. La cosa più grave è che chi ci insegna a mangiare più proteine sono gli americani, ovvero la popolazione più obesa del mondo!». «Dobbiamo tornare al regime mediterraneo – invita Calabrese – La grande quantità di fibra che entra con la dieta mediterranea è quella che ci salverà e ci farà vivere più a lungo».
 

 

 
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