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Cresce il degrado delle terre coltivabili

 

Secondo la Fao il problema riguarda oltre il 20% delle superfici

 
   

ROMA (3 luglio 2008) - Cresce il degrado delle terre coltivabili con un quarto della popolazione mondiale (pari a 1,5 miliardi di persone) che dipende da esse. Lo rileva la Fao secondo uno studio che ha utilizzato i dati presi nel corso di  20 anni e sottolineando che il principale imputato è la cattiva gestione. In particolare il problema riguarda oltre il 20% di tutte le superfici coltivabili, il 30% delle foreste e il 10% delle praterie. «Circa il 22% delle terre degradate è situata – spiegano dalla Fao – in aree molto aride e secche, mentre il 78% di esso è in regioni umide. Facendo un confronto con analisi precedenti emerge che, dopo il 1991, sono state colpite nuove zone, mentre altre aree storicamente degradate hanno goduto di una

Degrado terreni
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sorta di stabilizzazione». Ma non ci sono solo zone d’ombra con spiragli che arrivano nei casi in cui la terra è usata in modo sostenibile (19% delle terre agricole) o dove si riscontra un miglioramento della qualità e della produttività (10% delle foreste e il 19% dei pascoli). Un fattore determinate è l’irrigazione. Da non dimenticare poi, i progressi nell’agricoltura pluviale, nei pascoli nelle praterie e nelle pianure dell’America settentrionale e dell’India occidentale. Altri vantaggi derivano da un tipo di politica che ha favorito le piantagioni forestali, soprattutto in Europa e nell’America settentrionale, accompagnata da alcune significative opere di bonifica, per esempio nel nord della Cina.

 

 

 
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