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Industria, prezzi di produzione alle stelle

 

Per l'Istat si tratta dell'aumento più alto da gennaio 2003

 
   

ROMA (30 giugno 2008) - I prezzi alla produzione dell’industria italiana a maggio sono aumentati del 7,5%, la variazione tendenziale massima da gennaio 2003. A renderlo noto è stato l’Istat. Secondo l’Istituto di statistica, su base mensile, l’aumento è stato dell’1,5%, anche in questo caso il più alto da gennaio 2003, da quando cioè viene adottata l’attuale base di calcolo dell’indice. È l’energia che pesa maggiormente sulla variazione record dei prezzi alla produzione dell’industria italiana a maggio. Il raggruppamento energia su base annua ha registrato un aumento del 21,5%. Lo dimostra il fatto che l’indice calcolato al netto dell’energia mostra un rallentamento dal mese di aprile (+3,8% dal precedente 3,8). A

Prezzi di produzione
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conferma di questo c’é anche il fatto che l’indice generale dei prezzi alla produzione a maggio ha registrato una variazione tendenziale (+3,8%) in rallentamento dal mese di aprile (+3,9%); a livello congiunturale, invece, la variazione è stata del +0,2%. «L’aumento del 7,5% tendenziale – si legge in una nota dell’Istat – in termini di settori è dovuto per quasi il 40% ai prodotti petroliferi raffinati, per il 18% all’energia elettrica gas e acqua, per il 17% agli alimentari e per l’11% ai metalli. A livello di raggruppamenti, invece, l’energia spiega il 59% della variazione tendenziale, i prodotti intermedi il 19% e i beni di consumo il 16%». «Sull’aumento dell’1,5% congiunturale – precisano i tecnici dell’Istat –, incide a livello di settori soprattutto quello dei prodotti petroliferi raffinati (per il 73%): in questo settore, in particolare si è registrato un aumento congiunturale del 10,3%, il più alto da sempre». A livello di raggruppamenti, l’energia spiega l’87% della variazione congiunturale dell’indice, mentre il restante 13% è dovuto ai beni intermedi. Negli ultimi anni, una variazione altrettanto alta si era registrata a luglio 2006 (+7%). Negli ultimi dodici mesi, i prezzi alla produzione dell’industria sono cresciuti del 4,6%, mentre nei primi cinque mesi del 2008 la variazione è stata del +6,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nell’analisi per raggruppamenti principali di industrie, spicca l’incremento tendenziale dell’energia +21,5%. Per i beni di consumo l’aumento è stato del 4% su base annua (+2,7% per quelli durevoli e +4,3% per quelli non durevoli), per i beni strumentali del 2,7% e per i beni intermedi del 4,1%. I prezzi per l’energia sono cresciuti del 5,8%, quelli per i beni intermedi dello 0,5%, per i beni di consumo dello 0,1% mentre stazionari sono rimasti i prezzi per i beni strumentali. L’energia ha messo a segno l’incremento più elevato anche nei primi cinque mesi dell’anno (+16,9% su base annua). L’analisi per settore di attività economica evidenzia, a livello tendenziale gli aumenti più rilevanti nei settori dei prodotti petroliferi raffinati (+32,1%) dell’energia elettrica, gas ed acqua (+12,9%) dei prodotti delle miniere e cave (+11,6%) e dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (+10,1%). L’unica variazione tendenziale in diminuzione è nel settore del cuoio e prodotti in cuoio (-1,5%). Anche su base mensile gli aumenti più significativi si registrano per i prodotti petroliferi raffinati (+10,3%), dell’energia elettrica, gas e acqua (+2%) e dei metalli (+1,1%). Variazioni in calo invece per i prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-0,3%) per il legno e prodotti in legno, la carta, stampa ed editoria e le macchine e apparecchi meccanici (tutti -0,2%) e il cuoio (-0,1%). Negli ultimi dodici mesi la variazione media più elevata si rileva nel settore dei prodotti petroliferi raffinati (+17,7% tendenziale), dove si registra l’incremento più elevato anche nei primi cinque mesi del 2008 (+28,8% su base annua).

La corsa dei prezzi negli ultimi 12 mesi

Mese

Variazione
% su mese

Variazione
% su base annua

Giugno 2007

+0,2

+1,7

Luglio

+0,2

+1,6

Agosto

+0,2

+1,6

Settembre

0,0

+1,7

Ottobre

+0,3

+2,1

Novembre

+0,4

+2,4

Dicembre

+0,3

+2,6

Gennaio 2008

+0,4

+3,0

Febbraio

+0,2

+2,9

Marzo

+0,5

+3,3

Aprile

+0,2

+3,3

Maggio

+0,5

+3,6

Giugno (provvisorio)

+0,4

+3,8

Confesercenti «L’inflazione al 3,8% e i prezzi alla produzione al 7,5% portano la stessa pesantissima firma: il caro-energia. Inutile negarlo: ora si deve parlare di allarme rosso anche perché l’aumento del prezzo del greggio procede inesorabile e gli effetti più negativi devono ancora
Arrivare». Così la Confesercenti commenta i dati Istat sui prezzi al consumo, ricordando di aver «stimato che con un barile di greggio a 200 dollari entro il 2008 l’inflazione salirebbe di un punto. Se poi la Bce – prosegue la nota – alza, come pare, i tassi per fronteggiare l’inflazione di Eurolandia che tocca il livello record del 4% si fanno più forti i nostri timori di crescita vicina allo zero per l’Italia e di ulteriore calo dei consumi con l’estendersi di ombre fosche sulle vacanze e sul turismo. Non c’é tempo da perdere: in queste settimane si apre il confronto sul Dpef. È chiaro – conclude la Confesercenti – che ci deve essere una energica terapia d’urto per impedire una deriva recessiva con conseguenze devastanti sui redditi e sulla domanda interna».

Coldiretti L’aumento dei prezzi favorisce il calo dei consumi a tavola con riduzioni record nei primi tre mesi dell’anno per pane (-5,5%), pasta (-2,5%), in un contesto di grave stagnazione delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (-0,4%). È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione a giugno. In una nota, l’organizzazione sottolinea che «la difficile congiuntura economica sta cambiando la priorità delle spese dei cittadini. Se potessero disporre di 100 euro, nel 20% dei casi li destinerebbero al cibo, nel 17% all’acquisto di vestiti, al 14,5% per cene, al 13,5% per libri, dischi e riviste, secondo una indagine Axis per la Fipe». Secondo Coldiretti, «cali più sensibili rispetto ai prodotti alimentari sono quindi attesi per gli altri prodotti, poiché gli effetti del caro petrolio sui bilanci familiari hanno determinato una maggiore attenzione alle spese essenziali, che sono difficilmente comprimibili, come quelle alimentari, a scapito degli altri beni, con inevitabili conseguenze anche sull’apertura della stagione dei saldi».

 

 

 
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