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Petrolio, sfiorati i 138 dollari al barile

 

La Commissione Ue preoccupata dal tasso di apprezzamento dell'euro

 
   

BRUXELLES (24 giugno 2008) - Il petrolio sfiora di nuovo i 138 dollari al barile. Nelle contrattazioni elettroniche al mercato di New York, le quotazioni sono salite a 137,95 dollari al barile, con un rialzo dello 0,9%. In crescita anche il prezzo del Brent che, al mercato di Londra, viene trattato a 136,79 dollari al barile (+88 cent).  La notizia dell’ennesimo aumento per il petrolio arriva anche alla riunione tra l’Opec e l’Ue, in svolgimento a Bruxelles. «I prezzi del petrolio non si abbasseranno – afferma il presidente dell’organizzazione di Paesi esportatori di petrolio, il ministro algerino dell’energia Chakib Khelil –. L’Opec ha già fatto quello che poteva». «Noi non intendiamo aumentare la produzione – aggiunge il

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segretario generale dell'Opec, Abdallah el-Badri –. Non c’é un problema di scarsità di petrolio». Negativa, dunque, la risposta dei Paesi produttori alla richiesta avanzata dal commissario Ue all’energia, Andris Piebalgs, di aumentare la produzione di greggio.
Dal vertice, però, arriva una proposta: un patto energetico mondiale tra i Paesi produttori di petrolio e quelli che lo importano. A lanciare l’idea è la Francia, che dal mese di luglio avrà la presidenza di turno dell’Unione europea. «La situazione del caro-greggio – ha detto il ministro francese dell'energia, Jean-Louis Borloo – è estremamente preoccupante per tutto il mondo, sia per i Paesi esportatori che per quelli importatori. E stiamo entrando in un periodo – ha aggiunto – nel quale c'é assolutamente bisogno di un patto energetico mondiale, perché i nostri interessi e quelli dei Paesi produttori sono evidentemente legati». Borloo ha quindi sottolineato l'importanza di «mantenere il dialogo tra i grandi produttori di petrolio e i Paesi consumatori».
Intanto, la Commissione europea è sempre più preoccupata dal cambio euro-dollaro, col rischio che la moneta unica possa apprezzarsi sul biglietto verde «oltre il suo valore fondamentale». È quanto si legge nel Rapporto trimestrale sulla zona euro redatto dai servizi del commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Alnmunia. «Una preoccupazione crescente é che il tasso di cambio dell'euro nei confronti del dollaro possa ora essersi apprezzato oltre il suo valore fondamentale», si legge nel rapporto, dove si ricorda come la moneta unica nel mese di marzo abbia sfiorato quota 1,60 sul biglietto verde. «Comunque – si sottolinea nel rapporto – senza l'euro le attuali turbolenze sui mercati finanziari senza dubbio avrebbero portato a tensioni maggiori sui mercati europei dei cambi, provocando instabilità».

 

 

 
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