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Ogm, allevatori aprono alla ricerca

 

Confagricoltura mette a disposizione 5 mila ettari di terreni

 
   

ROMA (19 giugno 2008) - Dopo l’apertura dell’Italia verso gli Ogm, Confagricoltura chiede lo «sblocco delle sperimentazioni in pieno campo in Italia» e a questo scopo «mette a disposizione attraverso i suoi associati 5 mila ettari per l’attività di ricerca». Questo quanto si legge nel documento consegnato oggi dall’organizzazione nel corso di un’audizione in Commissione agricoltura alla Camera. «Le nostre imprese hanno bisogno di supporto scientifico e il tema del biotech deve essere affrontato con più coraggio» afferma Federico Vecchioni, presidente nazionale di Confagricoltura, rilanciando il dibattito sulla questione biotech. Secondo Vecchioni occorre un “approccio nuovo” sulla materia, che

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faccia riferimento a posizioni scientifiche. In questo senso, per fare il punto, «a fine luglio si svolgerà un incontro con un pool di universitari e docenti».  «Gli Ogm non servono all’Italia» è stata la replica espressa dalla Cia, che comunque è «favorevole alla ricerca con sperimentazioni controllate, secondo il principio della precauzione», sollevando poi la questione del costo per gli agricoltori dei relativi brevetti biotech. Sulla stessa linea della Cia, in materia di Ogm, si è detta Copagri.

Assalzoo «Chiediamo di sapere di più sugli Ogm e che in Italia non si blocchi la ricerca in questo settore». È quanto auspicato dal presidente dell’Assalzoo, Associazione nazionale produttori di alimenti zootecnici, Silvio Ferrari, in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione. Ferrari ricorda come «tutti i principali Paesi produttori di soia e di mais coltivano, per la maggior parte, varietà geneticamente modificate, nei confronti delle quali in Europa permane un approccio di totale chiusura». Quello degli Ogm è uno dei temi più sentiti dall’associazione dell’industria mangimistica, (alla quale aderiscono oltre 120 aziende che rappresentano il 75% della produzione mangimistica industriale italiana), poiché «é sempre più forte la dipendenza dalle importazioni» ha detto Ferrari, che ha sottolineato la necessità, in materia di Ogm, di non sottovalutare i pareri scientifici già esistenti: «tra questi – spiega Ferrari – è interessante la dichiarazione dell’Efsa del 2007, dalla quale emerge che anche dopo l’ingestione da parte degli animali allevati con prodotti ogm, non sono riscontrabili frammenti di Dna ogm nei tessuti, nei fluidi o in qualsiasi altro prodotto commestibile derivante dagli animali». C’é poi la questione delle “autorizzazioni asincrone”, per cui una varietà ogm viene autorizzata negli Usa, al massimo, in 15 mesi, mentre in Europa occorrono 3-4 anni e in alcuni casi anche 10 anni. «Ciò comporta che in America si coltivano varietà non ancora utilizzate nella Ue – conclude Ferrari – e si corre il rischio con le importazioni di vedersi bloccare intere navi per la presenza di un elemento ogm non autorizzato».

Inghilterra Il governo britannico sarebbe pronto a considerare il via libera alla coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) nel Regno Unito sull'onda della crisi alimentare che ha colpito il pianeta. «Vi è un crescente dibattito intorno alla possibilità che gli Ogm possano aiutare i paesi in via di sviluppo a superare l'attuale crisi alimentare, dovuta agli alti prezzi, in cui si trovano», afferma Phil Woolas, ministro dell'Ambiente. «E' una questione – prosegue Woolas – che noi, come nazione, dobbiamo affrontare». Le critiche, però, non si sono fatte attendere: «Sono  sbalordita», ha detto Jan van Aken, di “Greenpeace International”. «L'industria Ogm sta sfruttando la miseria di milioni di persone in tutto il mondo per farsi pubblicità, sostenendo che i suoi prodotti possono combattere la fame. Ma non ci sono prove scientifiche che avvalorano questa tesi». Sebbene non sia ancora in programma una riunione di gabinetto dedicata alla spinosa questione, il progetto sembra avere la simpatia del premier Gordon Brown. Al momento, in Gran Bretagna, non vi sono coltivazioni basate su Ogm, se non un test sperimentale, nel Cambridgeshire, legato alle patate.

 

 

 
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