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Sicilia, punto di forza del made in Italy |
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La nostra intervista a Sergio Marini, presidente nazionale di Coldiretti |
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| di Annalisa Ricciardi | |||||||||||
PALERMO (16 giugno 2008) - Eletto nel 2007 presidente della Coldiretti col 99% delle preferenze, guida oggi un’organizzazione che conta 19 federazioni regionali, 96 provinciali e interprovinciali, oltre 724 uffici di zona e circa 6.000 sezioni periferiche. È Sergio Marini, nato 43 anni fa in Umbria, dove vive con la moglie e due figli e dove conduce un’azienda florovivaistica in serra. |
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| politica di ampio respiro, che sappia pensare in prospettiva e sostenga i grandi progetti, al contrario di certa politica che si limita a gestire l’esistente. Abbiamo consegnato al nuovo presidente del Consiglio Berlusconi, le nostre proposte su alcuni problemi che oggi interessano la società e che l’agricoltura è in grado di affrontare e contribuire a risolvere. Innanzitutto, occorre rafforzare le imprese agricole anche nella loro capacità produttiva e ridurre sia i costi sia i troppi passaggi dal campo alla tavola per garantire un cibo al giusto prezzo per tutti e ridurre la crescita dell’inflazione. Ciò si lega anche alla necessità di avere più cibo italiano in tavola, puntando su qualità, identità, sicurezza e salute. Il territorio rappresenta inoltre un fattore di sviluppo economico da difendere e sul quale investire perché “se è più pulito e più bello è anche più competitivo”. Inoltre occorre una rinnovata coesione sociale, garantendo più servizi sul territorio». Coldiretti ha contribuito anche all’affermazione dei mercati contadini. Che futuro possono avere, a suo avviso, queste nuove realtà? «La filiera corta può rappresentare un contributo alla trasparenza di mercato, nonché una nuova opportunità per gli imprenditori agricoli. Anche se non potrà di certo sostituire quella tradizionale, potrà crescere notevolmente come è avvenuto in altri Paesi. Una delle nostre proposte è realizzare almeno un farmer’s market per ogni comune italiano». Non pensa che l’universo di norme che si frappongono tra produttore e consumatore, invece di regolamentare in maniera chiara ed efficace il comparto, possa generare confusione e indebolire ulteriormente alcuni anelli della filiera? «Credo che occorra distinguere tra le norme che vanno in direzione di una maggiore trasparenza per il consumatore e di tutela per le imprese agricole, come nel caso dell’etichettatura obbligatoria dell’origine negli alimenti, e quelle scaturite da certa burocrazia che risulta incomprensibile e lontana sia ai cittadini che alle forze economiche. Per quanto riguarda il made in Italy, sosteniamo comunque la necessità di operare maggiori controlli e di stringere le maglie larghe della legislazione a livello nazionale e comunitario. Magari dotandosi di una struttura nazionale che possa raccogliere gli ottimi risultati dell’attività ispettiva e di controllo». A causa dei recenti scandali che hanno investito il panorama agroalimentare nazionale, l’immagine dello Stivale è sempre più lontana dalla qualità. Che ruolo ha o potrebbe avere l’Isola per il rilancio dell’Italia nell’immaginario collettivo del consumatore? «I danni di immagine causati dall’emergenza rifiuti e dai recenti scandali alimentari rischiano di provocare nel 2008 un effetto valanga sul made in Italy con la perdita di mezzo punto percentuale di Prodotto interno lordo e l’azzeramento del già debole potenziale di crescita, stimato pari allo 0,3% dal Fondo monetario internazionale. L’agroalimentare made in Italy, che vede nelle produzioni siciliane un indubbio elemento di forza, è un patrimonio nazionale costruito nel tempo da generazioni di imprese agricole. Tale patrimonio svolge nel mondo un ruolo importante per l’intero sistema economico e va difeso senza esitazione da frodi e inganni che ne compromettono l’immagine». Facciamo uno zoom sul mercato del vino, che per certi aspetti fa un po’ da traino per l’economia italiana e siciliana in particolare. Come vede il presente della nostra enologia, anche alla luce della recente approvazione della riforma sull’Ocm vino? «Siamo molto critici verso la nuova Ocm vino, poiché ha aperto a una serie di pratiche che non vanno certo nell’interesse dei consumatori europei né di quello delle imprese italiane. Insomma, una vera e propria sconfitta per l’Italia che rischia di vanificare i successi ottenuti sul mercato. Si è consentito ai Paesi del Nord Europa di utilizzare lo zucchero senza alcuna informazione per i consumatori e si è dato il via libera all’arrivo sul mercato di vini da tavola senza alcun legame territoriale che potranno riportare con grande evidenza in etichetta termini come Nero d’Avola o Moscato ma anche Vernaccia, Prosecco, Aglianico, Sagrantino e Montepulciano, creando confusione con le prestigiose denominazioni di origine nazionali». Si parla di diversificazione delle attività agricole e c’è chi sostiene che le agroenergie, le bioenergie e più in generale le energie alternative possano avere una importante funzione. Ma c’è chi invece sostiene che possano indebolire il comparto. Come stanno le cose? «Le agroenergie possono rappresentare un’opportunità se si punta sullo sviluppo di bioenergie prodotte attraverso impianti di piccole dimensioni che utilizzano materia prima locale all’interno di distretti energetici territoriali. Al contrario, agevolare la costruzione di grandi impianti industriali per la produzione di biocarburanti che usano prodotti agricoli importati rappresenta un inutile danno in un periodo in cui ci si interroga sull’emergenza cibo. È evidente quindi che occorre sostenere la creazione di micro-generatori che utilizzano biomassa locale, contribuendo così allo sviluppo delle zone rurali interessate, rispetto alle importazioni dall’estero che presentano bilanci energetici e ambientali negativi con il consumo aggiuntivo di carburanti per il trasporto, inquinamento e disboscamenti forestali nei paesi di origine. Ma l’inquinamento si combatte anche attraverso nuovi modelli di consumo, come ad esempio la spesa a chilometro zero o l’acquisto di prodotti locali». Si percepisce una distanza sempre maggiore tra il mondo produttivo agricolo nazionale e gli uffici di Bruxelles, dove si assiste a una continua “burocratizzazione”. Nel vostro ruolo di organizzazione agricola come vi state muovendo? «Coldiretti giudica indispensabile una forte azione comunitaria a difesa del made in Italy, anche con il coinvolgimento diretto del presidente del Consiglio per recuperare il terreno perso negli ultimi anni, in cui siamo andati incontro a pesanti sconfitte. Il nuovo governo può contare su una agricoltura leader per la qualità e sicurezza in Europa, dove ci auguriamo vengano risolte le contraddizioni ancora presenti. Uno dei casi più evidenti di questo atteggiamento è la legge 204 sull’etichettatura d’origine. Una normativa, proposta e sostenuta da Coldiretti con oltre un milione di firme, che l’Europa ha più volte contrastato in nome di un malinteso concetto di libero mercato, salvo poi introdurre l’obbligo di etichetta d’origine su questi prodotti che negli ultimi anni sono finiti di volta in volta al centro di qualche scandalo alimentare. Basta ricordare il caso della Bse per la carne bovina». I contributi europei non sempre in passato sono stati utilizzati nella maniera più efficace in alcune aree del nostro Paese, forse perché queste non erano ancora pronte. Pensa che oggi la situazione sia cambiata? «I fondi strutturali europei rappresentano una occasione importante per ammodernare l’agricoltura, a partire da quella del Mezzogiorno. Non credo che il problema sia essere pronti o meno, quanto far funzionare tutti i meccanismi perché le risorse vengano effettivamente usate per consentire alle imprese di rilanciare lo sviluppo del territorio». L’azienda agricola diventa sempre più impresa attraverso la cosiddetta multifunzionalità. Di conseguenza il fattore qualità sembrerebbe non essere più sufficiente. Quale direzione a questo punto dovrà intraprendere l’impresa? «Bisogna partire dal concetto che non esiste una soluzione unica, un modello applicabile a tutte le imprese. Se esistesse, verrebbe contraddetto il concetto stesso di impresa. Una serie di strumenti legislativi fortemente sostenuti da Coldiretti, come ad esempio la legge di orientamento, ha introdotto in questi ultimi anni delle nuove opportunità, mettendo in risalto il ruolo multifunzionale dell’impresa agricola. Spetta ora alla capacità di ciascun imprenditore metterle a frutto, partendo da una lettura di quali sono i bisogni e le opportunità di crescita del territorio. I campi di applicazione sono molteplici: dalla vendita diretta all’ambiente, dal sociale ai servizi». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||