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Tocai, è querelle tra marchio storico e "Friulano"  

E intanto le quote di mercato sono aumentate del 20%

 
   

UDINE (2 gennaio 2008) - I produttori del Friuli-Venezia Giulia restano divisi: da una parte Federdoc regionale, Confagricoltura e Coldiretti che chiedono un nuovo decreto ministeriale da emanare con urgenza per autorizzare la denominazione “Friulano” anche sul territorio italiano, dall’altra le cooperative non intendono rinunciare al nome storico “Tocai”. «Il nome Tocai non ha prezzo», ha detto Luigi Soini, titolare delle cantine di Cormons che per la seconda volta ha visto accogliere dal Tar del Lazio un ricorso in difesa del Tocai. «E continuerò a difenderlo fino in fondo, nell’interesse del Friuli e del vino regionale», ha aggiunto. Federdoc, Confagricoltura e Coldiretti arrivano a una conclusione diversa rispetto a quella

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delle cooperative: sostengono il nome “Friulano” mal digerendo l’ipotesi di un doppio nome (Tocai solo in Italia e Friulano sia all’estero che in Italia) suggerita dal Tar. «Non serve essere esperti di marketing – hanno scritto in una nota le tre associazioni – per capire che due nomi per uno stesso vino confondono i mercati e i consumatori e, dopo questa sentenza, pare proprio che tale sia la situazione creatasi». Al tavolo di confronto istituzionale tra Regione e Ministero per le politiche agricole convocato da Paolo De Castro, saranno presenti anche i rappresentanti dei consorzi di tutela e le organizzazioni professionali agricole e vitivinicole. L’obiettivo è quello di individuare un percorso comune alla luce delle ultime sentenze. Ma al momento i produttori restano divisi e le richieste che arriveranno al vertice in programma venerdì 4 gennaio a Trieste saranno diverse. Dal canto suo, il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha evidenziato che una doppia denominazione sarebbe incompatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento comunitario. Tanto che De Castro ha annunciato l’intenzione di impugnare di fronte al consiglio di Stato l’ordinanza del Tar del Lazio. Seguendo le orme del consiglio dei ministri che ha già deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale salva Tocai. Sulla stessa scia si muovono anche Federdoc del Friuli-Venezia Giulia, Confagricoltura e Coldiretti, ma le cooperative non intendono rinunciare al nome storico e il Tar gli ha dato ragione. «La realtà è che il Tocai è un marchio che ha 300 anni di vita – ha precisato Soini – e non si può pensare di sostituirlo». Su una cosa invece, tutti i produttori sono concordi: da quando è iniziata la diatriba sul nome la richiesta del vino è aumentata mediamente del 20%. Con punte superiori al 50%. «Questa vicenda – ha illustrato il presidente di Federdoc, Stefano Trinco – ha fatto crescere la curiosita’ attorno al vino. Anche la quota estero è aumentata ma, cosa a mio avviso ancora più importante, è cresciuta la qualità del vino».

 

 

 
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