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Riforma Pac, a rischio il 95% degli aiuti

 

Un’analisi di Cremonafiere: «Penalizzati da regionalizzazione»

 
   

ROMA (23 gennaio 2008) - La proposta comunitaria di verifica dello stato di salute della Pac fa già discutere: a rischio ci sarebbero, infatti, il 95% degli aiuti diretti alle aziende agricole. Il centro studi di Cremonafiere, infatti, ha effettuato un’analisi di impatto sull’agricoltura italiana, che verrà illustrata nel corso della manifestazione Vegetalia, dal 22 al 24 febbraio a Cremona, basandosi sulla proposta presentata da Bruxelles che attualmente eroga annualmente 4,5 miliardi di euro alle aziende agricole italiane. «Stando alla proposta del commissario europeo all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel – spiega Ermanno Comegna, responsabile del centro studi di Cremonafiere – si va verso la sostituzione degli aiuti storici

Campo agricolo
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individuali con un aiuto forfettario uguale per tutti i produttori di uno stato membro, il cui importo si aggirerà, per l’Italia, sui 300-320 euro». Oggi un agricoltore riceve un contributo storico che si basa sul calcolo di produzione relativo ad un periodo preciso, generalmente considerato il 2000-2002, «per questo motivo gli aiuti per ettaro sono differenziati possono variare da qualche centinaio a qualche migliaio di euro». L’andamento uniforme perseguito da Fische Boel segue il principio della regionalizzazione, per cui, secondo Comegna, «un tabacchicoltore umbro, veneto o campano oggi percepisce 5000 euro per ettaro, con la regionalizzazione l’aiuto scenderebbe a 300-330 euro/ettaro, perdendo il 94%». L’aiuto cosiddetto regionalizzato è stato calcolato considerando la dotazione nazionale di 4,5 miliardi di euro comunitari, da ripartire sulla superficie coltivabile italiana ammissibile a questo regime che ammonta a 12-13 milioni di ettari. Stessa situazione potrebbe verificarsi, secondo i dati di Cremonafiere, per gli allevatori di bovini intensivi, con molti animali e poca terra.  «Oggi l’aiuto comunitario ammonta a 4.600 euro per ettaro – calcola Comegna – che verrebbe ridotto a 300 euro, con una perdita del 93,5%». Altro punto discusso della proposta di riforma è il plafonamento, per il quale ad un’azienda agricola che percepisce un aiuto diretto superiore ai 100 mila euro, il pagamento verrebbe ridotto del 10%, per aiuti superiori ai 200 mila euro, il pagamento verrebbe ridotto del 25% e oltre i 300 mila euro, la percentuale di riduzione toccherebbe quota 45%. «Questo cambiamento costerà, in media – aggiunge Comegna – 70 milioni di euro alle più grandi aziende». Non convince neanche la modulazione obbligatoria, (misura che colpisce tutte le aziende che ricevono pagamenti diretti da 5 mila euro in su), la cui percentuale è salita dal 5 al 13%. La tabella di marcia per l’approvazione della proposta è partita il 20 novembre, data in cui è stata presentato il primo testo, poi si sono susseguiti due incontri a Bruxelles con le rappresentanze europee e con le rappresentanza dei produttori di latte, a partire dal mese di marzo arriveranno le proposte di modifica, per giungere alla fine del 2008, sotto presidenza francese, all’approvazione del testo definitivo.

 

 

 
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