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Mercati contadini, buon 2008  

La filiera corta come risposta ai rincari del nuovo anno

 
     
di Paola De Simone    
   

PALERMO (3 gennaio 2008) - Sembra proprio che i mercati contadini, o farmer markets, all’americana, siano destinati ad entrar a far parte delle abitudini d’acquisto degli italiani. Lo dimostrano gli ultimi dati riguardanti il numero di aziende coinvolte e la gran quantità di rapporti commerciali intercorsi tra compratori e agricoltori. «Durante il 2007, sette italiani su dieci hanno fatto almeno una volta acquisti direttamente dal produttore agricolo – stima la Coldiretti –, giudicandoli in maggioranza convenienti con un risparmio atteso del 30%». Per il nuovo anno, annunciati rincari record sia per gli alimenti che per le bevande, l’Osservatorio sulle vendite promosso dalla Coldiretti prevede l’apertura di nuovi

Farmers market
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mercati agricoli in 400 città, con la partecipazione esclusiva di oltre 8 mila aziende agricole.

La normativa Un successo annunciato dall’entrata in vigore del decreto firmato dal ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, che dispone l’attuazione dei mercati riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli. Quest’ultimo decreto rende operativo il precedente (n. 228 del 2001 - legge di orientamento) che introduceva di fatto questo tipo di attività nella legislazione italiana. Il testo del Mipaaf prevede la possibilità di realizzare i mercati sia su aree pubbliche che private; esplicita le modalità di autorizzazioni dei Comuni, i requisisti che devono possedere le imprese e i prodotti (anche quelli «ottenuti a seguito di trasformazione e manipolazione»).

I motivi del successo Per comprendere come mai la filiera corta piace tanto sia agli agricoltori sia ai consumatori, basta ricordare l’elemento essenziale di questa formula. Si riducono gli anelli della catena che portano il prodotto dal campo alla tavola e diventa più snello il meccanismo di vendita: dal produttore al consumatore, bypassando grossisti e commercianti che concorrono a gonfiare il prezzo finale della merce. Il modello attuale viene importato da altri paesi dove i mercati contadini del fine settimana sono ormai una realtà consolidata. I primi farmers market nacquero trent’anni fa negli Stati Uniti. Le prime esperienze registrate in Italia prendono vita in Alto Adige e in alcune città del Nord. Durante il 2008 nasceranno in Toscana tredici nuovi mercati contadini e quattordici spacci gestiti dai produttori e complessivamente tremila aziende agricole toscane saranno coinvolte in azioni di vendita diretta dei loro prodotti.

In Sicilia Grazie all’appoggio istituzionale dell’assessorato regionale all’Agricoltura, i primi veri “mercati contadini” hanno registrato un grande successo. Complessivamente, circa il 10% di tutti i comuni dell’Isola hanno avviato nel 2007 questa forma di vendita e di risparmio. Si parte da piccoli comuni, come Troina, in provincia di Enna, per arrivare al capoluogo siciliano che con le “Domeniche d’eccellenza”, allestite nella centrale via Libertà tra settembre e ottobre scorsi, hanno fatto registrare circa 1.600 rapporti commerciali tra produttori e compratori, la partecipazione di  40 consorzi e 150 aziende. Un successo che ha convinto la Regione a replicare quest’esperienza nel 2008 anche nelle altre province siciliane. «Grazie ai mercati contadini – spiegano i promotori – si ha la possibilità di comprare prodotti freschi di stagione, e soprattutto locali, recuperando anche quell’aspetto umano nell’acquisto che si perde nei supermercati». A questo si accompagna la certezza di acquistare alta qualità, ottimizzando la tracciabilità del prodotto, insieme alla possibilità di degustare la merce per conoscerne le proprietà intrinseche. Vantaggi anche per l’ambiente, grazie alla riduzione dei trasporti e degli imballaggi. All’interno dei mercati è, inoltre, possibile organizzare concerti, attività didattiche e dimostrative legate ai prodotti alimentari. Un’occasione per rendere la spesa del fine settimana una occasione di relax per le famiglie. «A fronte degli aumenti, spesso ingiustificati, del costo degli alimenti e della crisi di mercato che negli ultimi anni ha interessato tutti i comparti agricoli – spiegano gli agricoltori – si fa sempre più evidente l’esigenza di trovare modi alternativi di fare la spesa». Ed è in quest’ottica che rientrano sia i mercati contadini che la vendita diretta in azienda: due manifestazioni che rispondono ad una identica esigenza. Ma accanto a queste forme di filiera corta stanno prendendo sempre più piede anche i “Gas”, ossia i gruppi d’acquisto solidale, e la vendita on line nelle sue forme diretta e indiretta.

 

 

 
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