portatori di un’etica sociale e del produrre. La questione principale che abbiano di fronte è rappresentata però dalla scelta della gran parte dei soggetti imprenditoriali e delle istituzioni di non costruire una economia in grado di rispondere alle domande dei consumatori, della gdo e del mercato. Oggi, e lo abbiamo denunciato più volte, esistonoi prodotti e le certificazioni, ma sono rare le produzioni certificate e, per quel poco che esiste, in genere non si è in grado di garantirne i quantitativi e la certificazione sociale. Come Flai-Cgil Sicilia abbiamo denunciato che i prodotti con certificazione Dop, Igp, Stg, As, Doc, Docg, e poi Sa 8000, Emas, Iso, Biologico, Uni sono numericamente così trascurabili che solo episodicamente sono presenti nei mercati internazionali che li richiedono. E quasi del tutto assenti sono, del resto, anche sul mercato nazionale e regionale. A questo dobbiamo aggiungere le sempre più evidenti condizioni di degrado del lavoro dipendente. Lavoro nero, sfruttamento dei clandestini, sottosalario, evasioni contrattuali, mobbing, molestie sessuali, ricatti e umiliazioni sono condizioni di lavoro che decine e decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori vivono giornalmente. La beffa è che queste stesse persone lavorano in un contesto positivo, direi patinato.Le lavoratrici e i lavoratori dei principali distretti agroalimentari della Sicilia hanno la consapevolezza di contribuire alla produzione di alimenti che tutti i giorni vengono consumati perché portatori di valori salutisti, storici e gastronomici positivi. Tutte queste persone, però, si chiedono perché al valore positivo del prodotto non si affianchi anche un valore positivo del lavoro, della retribuzione, degli orari, della fidelizzazione, della professionalità. L’assurdo è che questa condizione sia sottovalutata anche dai più illuminati: gli esponenti della cultura e delle istituzioni fanno finta di non vedere e di non sentire.