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Clima, la Commissione Ue vara il pacchetto anti Co2

 

Per l’Italia: «Meno 13% alle emissioni e più 17% al rinnovabile»

 
   

BRUXELLES (23 gennaio 2008) - Entro il 2020 l’Italia dovrà tagliare del 13%, rispetto ai livelli del 2005, le emissioni di Co2 di una vasta fetta di comparti, dall’alimentare all’agricoltura, dai trasporti ai servizi. Entro la stessa data dovrà, sempre rispetto al 2005, incrementare l’impiego di energie rinnovabili del 17%. Sono gli obblighi concreti per il Bel Paese contenuti  nell’ambizioso pacchetto di proposte avanzate dalla Commissione europea in risposta agli obiettivi concordati dai Ventisette capi di Stato e di Governo nel marzo del 2007 al summit di Bruxelles. Le proposte ora dovranno passare il non facile vaglio del Consiglio Ue e del Parlamento europeo. «Rispondere alla sfida del cambiamento climatico –

Clima
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afferma il presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso – è il più importante test per la nostra generazione. È un’opportunità che dovrebbe creare migliaia di nuove imprese».  Il pacchetto, secondo la Commissione, costerà circa 60 milioni di euro, circa lo 0,5% del pil europeo. «Una cifra che corrisponde – spiega il presidente – ad una spesa di 3 euro alla settimana per ogni cittadino».  Tutto ciò si tradurrà in un taglio di Co2, rispetto al 2005, pari al 14% (finora vi è stata una riduzione del 6%), e di un incremento dell’uso di rinnovabili dell’11,5% (rispetto all’attuale 8,5%). Nella proposta della Commissione ciascuno stato membro dovrà ridurre le emissioni di gas serra di tutto quel vasto settore di aziende che non figurano tra le circa 12 mila incluse nel cosiddetto “Emission Trading Scheme” (Ets). Rientrano nell’Ets solo le aziende che producono energia, ferro e acciaio, vetro, cemento, terracotta e mattoni. Sono esclusi, invece, i settori alimentare, agricolo, dei trasporti, commercio e dei servizi.  La Commissione prevede per il settore “non Ets” un taglio medio del 10%, rispetto al 2005, delle emissioni di Co2. Per tener conto delle vaste divergenze di sviluppo tra gli stati membri, Bruxelles ha stilato una tabella di obiettivi individuale basati sul pil procapite. Per i paesi ricchi, come l’Irlanda o la Danimarca, l’obbligo dei tagli sarà del 20% , mentre , per quelli più poveri, come Romania o Bulgaria, rimane l’autorizzazione ad aumentare le emissioni, entro certi limiti. Se la normativa passerà, sarà possibile avviare anche delle procedure d’infrazione in caso di violazione delle soglie. La Commissione non parla di multe; punta, invece, ad una direttiva di riforma dell’Ets che consentirebbe alle aziende ad alto impiego di energia di acquistare “permessi” di emissioni da paesi che sono al di sotto della soglia indicata dal Trattato di Kyoto. Se al momento tali permessi vengono ceduti gratuitamente dai rispettivi governi alle aziende interessate, la Commissione vuole ora porre fine a tutto questo. Propone, infatti, che siano pagate attraverso aste a partire dal 2013. Forti le pressione delle varie lobby e delle economie più forti, anzitutto Germania e Francia. Così a dover pagare fin dal 2012 il 100% delle quote sarà solo i settore della produzione di elettricità e le raffinerie. Per gli altri settori (acciaio, cemento, alluminio e chimica) l’ingresso nel sistema sarà graduale. «In realtà Bruxelles – sottolinea Barroso – spera in un accordo alla Conferenza sul Clima che si terrà a Copenaghen nel 2009.  In quel caso, i problemi di possibili penalizzazioni delle aziende europee non si porrebbe più. In ogni caso, resta la riduzione complessiva delle quote». La Commissione si riserva di riesaminare la situazione nel 2011, rinviando a quella data la decisione di includere o meno le agevolazioni per le aziende e le relative modalità. Importante è la proposta di direttiva che riguarda l’incremento delle energie rinnovabili. Tra le fonti di energia alternative all’impiego di combustibili fossili (petrolio e gas) non figura il nucleare, nonostante le forti pressioni della Francia. Figurano invece l’eolico, l’idrico, la geotermia, le maree, la biomassa, il gas di origine vegetale, le discariche e gli impianti di depurazione delle acque. A ogni Paese la proposta di direttiva di Bruxelles indica un obiettivo, basandosi sul suo prodotto interno lordo.

Scheda obiettivi nazionali su rinnovabili e Co2 per il 2020

Stato

% Co2

% Energie rinnovabili

Italia

-13

+17

Francia

- 14

+23

Gran Bretagna

-16

+15

Germania

-14

+18

Spagna

-10

+20

Austria

-16

+34

Belgio

-15

+13

Bulgaria

+20

+16

Cipro

-5

+13

Repubblica Ceca

+9

+13

Danimarca

-20

+30

Finlandia

-16

+38

Grecia

-4

+18

Ungheria

+10

+13

Irlanda

-20

+16

Lettonia

+17

+42

Lituania

+15

+23

Estonia

+11

+25

Lussemburgo

-20

+11

Malta

+5

+10

Olanda

-16

+14

Polonia

+14

+15

Portogallo

+1

+31

Romania

+19

+24

Slovacchia

+13

+14

Slovenia

+4

+25

Svezia

-17

+49


 

 

 
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