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Produttori, associarsi è la chiave del successo

 

La media nazionale delle Op è del 35%. In Sicilia solo un quinto si riunisce

 
     
di Massimo Leotta    
   

PALERMO (11 febbraio 2008) - In Veneto il 90% degli imprenditori agricoli è associato in organizzazioni di produttori, mentre il restante 10% è composto da aziende talmente grandi da essere di fatto delle Op. In Emilia Romagna, la percentuale scende al 68%, ma sempre ampiamente al di sopra della media nazionale, che è del 35%. In Sicilia, come riportato nel mensile Terrà appena uscito, le organizzazione di produttori non arrivano al 20%. Ecco il quadro delle organizzazioni di produttori nel nostro Paese. Uno strumento, quello delle Op, benvoluto dai consumatori – che ne traggono benefici in termini di prezzi, di controlli e qualità – e soprattutto dall’Unione europea, che nell’Ocm ortofrutta

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attribuisce loro un ruolo importante. «Le Op – sottolinea il presidente nazionale dell’Unione italiana delle associazioni dei produttori ortofrutticoli e agrumari (Uiaopa), Gianni Petrocchi – forniscono un gran numero di benefici per i produttori. In particolare, i vantaggi si traducono in stanziamenti a fondo perduto per innovazione, riduzione dei costi, valorizzazione dei prodotti e rispetto dell’ambiente». Eppure il quadro che emerge dall’analisi della situazione siciliana non è dei più confortanti. Pochi, in generale, i produttori che hanno scelto l’associazionismo, con una concentrazione che vede maggiormente coinvolte le province di Ragusa, Siracusa, Catania e Palermo. «Paghiamo lo scotto – sottolinea il presidente dell’Uiaopa – di qualche tentativo fatto tempo addietro, che non ha portato i risultati sperati». Ma è anche una questione culturale. In passato, infatti, si è ritenuto che ci fossero isole felici dal punto di vista della produzione. Prodotti di alta qualità ricercati dal mercato e dunque venduti a buon prezzo superando anche i problemi infrastrutturali. «Adesso – continua Petrocchi – con il mercato globalizzato ci sono Paesi come la Spagna o quelli nordafricani che hanno raggiunto standard di buon livello con prezzi decisamente inferiori ai nostri, ed ecco che il mercato va in sofferenza». La soluzione, dunque, sta nell’innovazione e nell’abbattimento dei costi. «Recuperare il 40% degli investimenti – sottolinea il presidente dell’Uiaopa – fa la differenza per le aziende ortofrutticole. Perché si tratta di costi reali, dalle consulenze allo smaltimento dei rifiuti, ai trasporti, che incidono pesantemente sui bilanci degli imprenditori agricoli». Lo scorso anno in tutto il Paese sono giunti finanziamenti per un totale di 141 milioni di euro, ma complessivamente nel settore sono stati investiti oltre 400 milioni. «In realtà – fa notare Petrocchi – c’è comunque un 60% di possibili finanziamenti, circa 300 milioni di euro, che l’Italia non utilizza. La competizione con l’Olanda, ad esempio, dove le Op rappresentano l’80% dei produttori, ci vede già in partenza in una posizione di svantaggio».
Il vero paradosso, secondo il presidente dell’Uiaopa, è che «proprio le regioni del Sud, che hanno maggiori produzioni ortofrutticole, sono quelle che meno utilizzano questo strumento». In Puglia la media dei produttori associati scende addirittura al 6%. «Bisogna far capire ai produttori – aggiunge Petrocchi – che l’associazionismo è l’unico strumento per tornare ad essere competitivi nel mercato internazionale». Ormai non ci si confronta soltanto con realtà spregiudicate come in passato, ma anche con prodotti la cui qualità è in decisa crescita. Impossibile, pertanto, non prendere atto di questa circostanza e reagire con le innovazioni aziendali e l’abbattimento dei costi. Chi lo ha fatto, oltre a poter contare sui finanziamenti, ha visto crescere costantemente il proprio volume d’affari.
E anche i consumatori ne traggono benefici visto che, soprattutto dal punto di vista igienico e della qualità, le Op devono rispettare disciplinari severissimi, che rappresentano però la garanzia di prodotti di qualità. «Quando vedo un’azienda che sceglie di agire da sola sul mercato – conclude il presidente dell’Uiaopa – penso a un’occasione perduta per tutti i produttori e per l’intero settore».

 

 

 
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