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Ecco il fabbisogno d’acqua mondiale fino al 2050 |
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Geologo francese spiega i quantitativi necessari in vista dei cambiamenti climatici |
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PARIGI (14 febbraio 2008) - Occorrono mille metri cubi d’acqua per produrre una tonnellata di grano, dai 1.500 ai 2.000 metri cubi per una tonnellata di riso, ma per una tonnellata di carne di manzo ne servono 13 mila. Sono alcuni degli esempi forniti da Ghislain De Marsily, professore di geologia all’Università di Parigi e membro dell’Accademia delle scienze, durante uno dei convegni per l’Anno internazionale del pianeta Terra (Iype), presso la sede dell’Unesco. De Marsily ha illustrato il fabbisogno d’acqua necessario alla produzione alimentare alla luce dei cambiamenti climatici previsti nei prossimi 40 anni, sapendo che già oggi 856 milioni di persone sui 6,5 miliardi di abitanti della Terra non hanno di che nutrirsi e |
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| che la popolazione mondiale passerà a 9 miliardi nel 2050. Lo scienziato francese ha spiegato che soddisfare il fabbisogno alimentare richiesto da 9 miliardi di persone dipende anche dal tipo di alimentazione, ma anche dalle scelte fatte in termini di sviluppo dell’agricoltura. De Marsily ha ricordato che nell’Africa sub-Sahariana il fabbisogno alimentare sarà moltiplicato per cinque rispetto ad oggi, mentre è di 2,5 volte superiore nell’Asia e nel Medio Oriente. «Per aumentare la produzione – spiega De Marsily – si può aumentare la redditività e le terre alimentate dall’acqua pluviale. Considerando il ritmo attuale di crescita le terre irrigabili passeranno da 264 milioni di ettari a 331 milioni, ma ciò implica un intervento colossale e impensabile al livello delle infrastrutture necessarie, che dovrebbero essere moltiplicate per dieci». L’agricoltura sulle terre alimentate da acqua pluviale può
rappresentare una soluzione a condizione di ottenere un miliardo di ettari aggiuntivo sui 4 miliardi coltivabili su tutta la Terra. Ma, di fatto, la superficie disponibile è concentrata in regioni come l’America Latina, che potrebbe incaricarsi del surplus di produzione necessaria a compensare i limiti raggiunti altrove e, in particolare, in Asia e nel Medio Oriente. «Il problema – sottolinea De Marsily – di fronte al parterre internazionale di politici e scienziati di tutto il mondo riuniti
all’Unesco, è che si rischia di sconvolgere la biodiversità». |
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