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Lavoro, boom di irregolari in agricoltura |
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Secondo le stime Istat sono oltre 3 milioni nel 2005 |
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ROMA (6 febbraio 2008) - Due milioni e 951 mila. Tanti erano nel 2005 i lavoratori non regolari su circa 24 milioni e 329 mila unità. È la stima dell’Istat in un’analisi del fenomeno del lavoro irregolare in Italia tra il 2001 e il 2005. In questo periodo, spiega l’Istituto di statistica, l’input di lavoro regolare cresce del 4%, mentre le unità di lavoro non regolari diminuiscono del 10%, registrando una nuova spinta alla crescita soltanto a partire dal 2003 (circa +140 mila unità di lavoro). La contrazione del fenomeno nel periodo in esame è imputabile prevalentemente al processo di regolarizzazione degli occupati stranieri i cui effetti normativi si sono protratti fino a tutto il 2003. Negli anni successivi, il fenomeno del |
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| ricorso al lavoro non regolare non si è arrestato e la popolazione immigrata ha continuato ad entrare nel Paese in modo consistente anche dopo il 2002. Dall’analisi dell’Istat emerge che i settori maggiormente coinvolti dall’irregolarità del lavoro sono quelli dell’agricoltura e dei servizi. In agricoltura, ad esempio, il carattere frammentario e stagionale dell’attività produttiva favorisce l’impiego di lavoratori temporanei che, essendo in molti casi pagati a giornata, non sono regolarmente registrati. Nel 2005 il tasso di irregolarità è del 22,2% in agricoltura (20,9% nel 2001). «Anche in questo caso – rileva l’Istituto di statistica – come già evidenziato per il settore agricolo, la diminuzione è da attribuire prevalentemente al processo di regolarizzazione dei lavoratori stranieri. All’interno del terziario, il fenomeno è particolarmente rilevante nel comparto del commercio, alberghi, pubblici esercizi, riparazioni e trasporti, dove risulta non registrato il 19,1% delle unità di lavoro». «Il fenomeno del lavoro non
regolare – sottolinea l’Istat – rileva importanti differenze a livello territoriale. Nel 2005 sono circa 627 mila le unità di lavoro non regolare nel Nord-Ovest, 465 mila nel Nord-Est, circa 543 mila al Centro e 1 milione e 317 mila nel Mezzogiorno». La regione che presenta il più alto tasso di irregolarità è la Calabria (26,9%), la Lombardia quella con il tasso più basso (7,8%). Nel 2005 il 25,3% delle unità di lavoro sono irregolari. Si registrano, inoltre livelli di irregolarità superiori alla media nazionale (22,2%) in Campania (31%), nel Lazio (30,2%), in Calabria (29,4%), Friuli-Venezia Giulia (25,1%), Sardegna (24,6%) e Sicilia (23,5%). Rispetto ad altre aree territoriali, il Mezzogiorno registra tassi di irregolarità relativamente elevati anche nel settore dell’industria in senso stretto. |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||