dimostrano che sempre più numerosi sono i giovani che vedono nell'agricoltura il loro settore professionale.
Censis Dalla ricerca Censis sono individuabili quattro differenti gruppi tipologici di imprenditività agricola emergente: le imprese market driven e market oriented; aziende guidate da giovani; i segmenti attivi di filiera ad alto potenziale di crescita; produttori di seminativi ed altre commodity.
Le aziende guidate da giovani dinamici e innovativi (16,6% del campione) prediligono la leva dell'innovazione e, puntando su politiche commerciali alternative selettive, riescono a collocarsi in nicchie di mercato remunerative.
Gli imprenditori alla guida delle aziende di questo cluster sono contraddistinti da due caratteristiche molto particolari: un'età anagrafica decisamente bassa per il sistema agricolo nazionale, con il 51% dei titolari con un'età inferiore ai 40 anni e una spiccata omogeneità culturale, che si concretizza in comportamenti manageriali e in un approccio al mercato orientati alle più moderne strategie disponibili.
Sono imprese non ancora completamente mature sotto il profilo della struttura interna, hanno un fatturato medio di poco superiore ai 500.000 euro ed un'organizzazione che può contare su circa 14 addetti, ma che, agendo con intensità sulla leva commerciale e su quella dell'innovazione, hanno tutte le carte in regola per entrare quanto prima nell'alveo dei big player dell'agricoltura italiana.
La crescita del fatturato, che nel 2007 si è registrata presso il 68% delle aziende del gruppo, è l'elemento che meglio fotografa la situazione economica in cui si trovano. Una crescita dovuta proprio all'ingresso in nuovi mercati e al tentativo di attrarre sempre nuovi segmenti di clientela caratterizza l'attuale fase in cui si trova il 32% delle aziende del gruppo, a fronte di una media del campione pari al 21,3%. Anche le giovani imprese di questa tipologia hanno deciso di dotarsi di una risorsa professionale autonoma responsabile della fase commerciale e distributiva, figura presente nel 52% dei casi.
Per il 32% di queste aziende, l'introduzione di innovazioni tecniche è considerato il principale fattore che contribuisce all'attuale fase di crescita economica.
In prevalenza legate al comparto vite-olio, cui appartengono nel 40% dei casi, tra queste aziende si osserva anche una significativa presenza nei seminativi (32%).
Il miglioramento qualitativo della produzione è l'obiettivo verso cui tende il 685 dei componenti del presente cluster, un obiettivo che perseguono attraverso politiche altamente selettive e raffinate quali la diversificazione varietale e la sperimentazione di nuove cultivars o razze. La tendenza a sperimentare è diffusa con percentuali di 10 punti superiori rispetto alla media complessiva, 36% contro 26,7%, a testimonianza della curiosità che li contraddistingue e del loro desiderio di valorizzare l'enorme contributo che la ricerca scientifica può apportare al mondo agricolo. Inoltre il 72% si avvale di un marchio aziendale autonomo ed intrattiene rapporti diretti con la rete distributiva. Tutti, inoltre, sembrano disporre di uno spaccio interno o di un agriturismo a completamento della propria attività commerciale.
Dalla ricerca è inoltre emerso che l'esperienza imprenditoriale è per gran parte degli imprenditori contattati una risorsa da trasmettere alle generazioni future. Solo nel 4 % dei casi considerati si è rilevato che gli interessati scoraggiavano i figli dall'intraprendere la propria strada, mentre nel 75% dei casi i figli ed i famigliari sono incoraggiati ad entrare in azienda, cui si aggiunge un 34,7% che investe in specifici percorsi di studio per i membri della famiglia affinché essi acquisiscano le competenze necessarie ad operare nella struttura produttiva.
La ricerca evidenzia infine che complessivamente, nel 23.4% delle aziende analizzate le donne assumono o da sole o insieme ad altre figure professionali una funzione imprenditoriale e direttiva importante. Il dato, seppur ancora piuttosto contenuto, getta una luce positiva sul futuro e sul ruolo propositivo ed attivo che le donne hanno oggi in molte imprese agricole emergenti.
Swg Da un'indagine di Swg emerge che gli imprenditori agricoli con un'età compresa tra i 18 e i 34 anni, forti di un profilo scolare più elevato rispetto ai colleghi anziani, si fanno portatori di un'idea imprenditoriale che si sviluppa a partire dall'organizzazione e della gestione d'impresa, colgono con maggiore sensibilità le istanze di un consumatore sempre più attento alla qualità dei prodotti, si informano maggiormente sui temi della certificazione, certificano la qualità dei propri prodotti e pongono con forza il tema dell'obbligatorietà della indicazione d'origine. Questo è quanto emerge dall'indagine Swg.
Per quanto riguarda il titolo di studio, il 33% ha il diploma ed il 10% ha una laurea.
Il 74% dei giovani agricoltori ha una superficie agricola utilizzata inferiore ai 5 ha, il 19% da 6 a 20 ha, il 5% da 21 a 50 ha e il 2% superiore ai 50 ha.
Questa prospettiva dinamica si coglie anche nella maggiore fiducia riposta nell'aumento del peso del settore agricolo all'interno del contesto economico italiano, soprattutto in vista di una crisi economica che trasformerà ulteriormente i modelli di produzione e consumo e porterà a rivalutare la vocazione agricola del Paese.
Meno preoccupati delle difficoltà finanziarie del settore, in termini di accesso al credito e realizzazione di utili, i giovani mostrano una più forte insofferenza per i lacci burocratici che frenano la competitività delle imprese ed esprimono più spiccate esigenze informative proprio sull'aggiornamento in merito a leggi e normative.
Il 42% dei giovani agricoltori pensa infatti che la burocrazia, al pari della realizzazione di utili, sia il problema più rilevante del settore agricolo. Seguono poi il ricambio generazionale ( 26%), l'accesso al credito (24%), i vincoli posti dall'unione europea (16%), i vincoli del mercato del lavoro (12%), lo scarso peso del settore agricolo all'interno della filiera (12%), la dimensione ridotta delle imprese (9%), la scarsa propensione all'innovazione tecnologica e modernizzazione (6%), le scarse competenze gestionali e commerciali degli agricoltori (4%).
I nuovi imprenditori agricoli italiani appaiono dunque intenzionati ad aprire porte e finestre del settore, tirandolo fuori dall'angolo dell'emarginazione e ricollocandolo al centro dell'evoluzione del contesto competitivo, a cui cercano di essere meno impermeabili innanzitutto attraverso una informazione maggiore e soprattutto attiva. I giovani intervistati hanno una maggiore dimestichezza con il web e proprio la consultazione dei siti internet, che presuppone chiare esigenze informative e volontà di acquisizione delle notizie, viene sempre più spesso affiancata alla lettura di quotidiani.
In questa prospettiva risulta significativa l'istanza di accelerazione del processo di modernizzazione del settore agricolo e l'accento posto sulla necessità di dare spazio alla ricerca scientifica e all'innovazione del settore.
La proiezione verso il futuro e l'approccio dinamico risultano dunque i caratteri dominanti di una nuova generazione agricola, che darà nuovo volto all'agricoltura italiana, restituendole appeal e capacità attrattiva dimostrando, ancora una volta, di essere una risorsa per l'intero Paese.
Infine dall'indagine Swg è emerso che il 62% dei giovani agricoltori associa l'idea di agricoltura alla parola "tradizione", il 42% a "tutela ambientale", il 35% a "sviluppo" e "autenticità", il 31% a "sostentamento", il 28% a "innovazione", il 25% a "occupazione", il 24% a "sapere".
Eurostat Secondo i dati Eurostat, i giovani agricoltori sotto i 35 anni conducono in media aziende di 21 ettari contro i 18 della media generale, garantiscono una maggiore occupazione (una media di 1 unità di lavoro a tempo pieno annuale contro lo 0,7 delle aziende condotte da imprenditori con oltre 55 anni), e manifestano una più spiccata propensione verso la diversificazione e la gestione manageriale. Questo è quanto emerge da una recente elaborazione del Centro studi di CremonaFiere su dati Eurostat. Cosa significa questa tendenza? Certamente che le nuove opportunità di business offerte dal mondo agricolo fanno presa sugli imprenditori più dinamici e attenti ai mercati internazionali; un buon segno, perché evidenzia la crescente vivacità del settore, soprattutto per quanto riguarda il percorrere le nuove strade che si stanno aprendo nel comparto. |
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