di quattro anni, dal 2009 al 2013,
dell’entrata in vigore della riforma del settore, e che venga mantenuto fino a tale data l’aiuto accoppiato per il tabacco. Secondo il ministro i risultati di questo pressing ci sono già. E ha ricordato la lettera firmata da nove ministri europei – fra cui l’Italia – che hanno chiesto alla
Commissione europea di considerare con attenzione la possibilità di prorogare la scadenza del disaccoppiamento, cioè la possibilità di slegare completamente gli aiuti europei dalla produzione. «Riteniamo necessaria una proroga per l’attuale regime di aiuto per il tabacco – ha precisato De Castro – in modo da consentire una transizione non traumatica a un assetto totalmente disaccoppiato».
Cia «Occorre dare reali certezze ai produttori di tabacco che oggi stanno vivendo una fase di
grande difficoltà sia per effetto delle ultime Ocm che hanno interessato il settore sia per la non sempre adeguata remunerazione del prodotto. Problemi pesanti che hanno ridotto le aziende e tagliato la produzione. Da qui l’esigenza di un’azione in grado di riaprire prospettivenuove ad un comparto che altrimenti rischia il tracollo». È quanto affermato a Città di Castello dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi. Secondo il presidente della Confederazione, l’entrata in vigore della seconda fase della riforma Pac, quella relativa al periodo 2011-2013, rischia di avere deleteri contraccolpi per i produttori di tabacco. «È necessaria, quindi, una proroga della fase transitoria degli aiuti fino al 2013, in modo di dare la
possibilità all’intera filiera di organizzarsi in maniera adeguata davanti ai nuovi orientamenti della politica agricola Ue».
Confagricoltura Prolungare fino al 2013 la possibilità per gli Stati membri di riservare una quota parte di pagamento accoppiato alla produzione di tabacco, per garantire la continuità della coltivazione nelle zone a spiccata vocazione; salvaguardare le entrate dei produttori tabacchicoli; mantenere il livello occupazionale nelle aziende tabacchicole, ma anche nell’industria di trasformazione e nell’indotto. È quanto auspicato dal presidente della Confagricoltura, Federico Vecchioni, intervenuto al confronto sul settore tabacco organizzato da Interbright. Vecchioni ha ricordato che, mentre le Organizzazioni comuni di mercato delle colture mediterranee hanno durata fino al 2013 il tabacco ha un termine diverso: il 2009. Fino a tale data si applica il disaccoppiamento parziale, con una parte del premio (60%) erogato in modo accoppiato alla produzione. Successivamente, a partire dal 2010 e fino al 2013, si prevede di avviare un processo di
riconversione attraverso una dotazione finanziaria pari al 50% degli aiuti percepiti dai tabacchicoltori nel 2000-2002. Inoltre, il quadro produttivo mondiale, negli ultimi anni, si è notevolmente modificato con una produzione crescente in Brasile, Cina, Argentina, Malawi, Zimbabwe e India. A livello comunitario la produzione è meno del quattro per cento di quella mondiale, ma il tabacco prodotto, nonostante il peso relativamente basso nel conteso mondiale, è considerato determinante per la realizzazione delle miscele maggiormente apprezzate dai consumatori. Prima della riforma, la Grecia, l’Italia e la
Spagna insieme rappresentavano l’87% della produzione totale di tabacco grezzo della Ue. Oggi negli stessi Paesi si registra una riduzione negli investimenti che va dall’80% in Grecia, al 20% in Spagna, al 7% in Italia. Nel contesto comunitario il Bel Paese rappresenta circa il 50% della produzione con un livello qualitativo generalmente buono. Le prospettive di mercato, per quanto
riguarda le varietà maggiormente coltivate in Italia, sono estremamente positive. Lo dimostra l’andamento dei prezzi: il raffronto tra quelli del raccolto 2006 e quelli del 2007, a
consegne ormai ultimate, evidenzia incrementi mediamente nell’ordine del 30-50% e per alcune varietà anche del 70%. «Con questi presupposti – ha concluso il presidente di Confagricoltura – appare evidente che un prolungamento dell’attuale meccanismo di aiuto potrebbe consentire al mercato e alle aree rurali di adattarsi alle nuove condizioni. Nonché favorire il perfezionamento del
processo di riqualificazione della produzione e di sperimentazione agricola finalizzata a un migliore
orientamento al mercato, evitando gli effetti economici e occupazionali negativi, conseguenti all’eventuale abbandono della coltivazione».