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Spesa alimentare, single spendono 60% in più

 

È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sui consumi

 
   

ROMA (9 aprile 2008) - «I single che sono costretti a spendere per gli acquisti alimentari il 60 % in più rispetto alla media delle famiglie italiane». È quanto emerge da un analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai consumi delle famiglie. «Le famiglie con un singolo componente – sottolinea la Coldiretti – spendono in media 299 euro al mese per l’alimentazione a fronte dei 187 euro al mese destinati da ogni singola persona di una famiglia tipo italiana formata da 2,5 componenti in media». Secondo l’Istat le famiglie italiane con un singolo componente sono 5.977 mila oltre un quarto del totale (26,1%) e negli ultimi anni tendono ad aumentare con tassi superiori al 5%. I motivi della maggiore incidenza

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della spesa sono certamente da ricercare nella necessità per i single di acquistare spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di  formati adeguati che comunque anche quando sono disponibili risultano molto più cari di quelli tradizionali. Ad incrementare la spesa alimentare è quindi anche l’elevata presenza di sprechi perché è facile dimenticare in fondo al frigorifero la confezione di latte aperto, la mozzarella, la confezione di insalata aperta, i tortelloni iniziati, tutto inesorabilmente destinato a finire nella pattumiera. I single sono però anche un segmento di popolazione con uno stile di vita attento a risparmiare tempo a favore del lavoro e soprattutto dello svago, che privilegia il consumo di piatti pronti a più elevato valore aggiunto che incidono maggiormente sulla busta della spesa. «Dai circa 6 milioni di single – precisa la Coldiretti – è venuto un importante contributo al boom delle vendite di mini porzioni e piatti pronti con le verdure in sacchetto che fanno registrare un aumento negli acquisti familiari del 4,2% nel 2007, in netta controtendenza rispetto al consumo di verdure in generale (-2,6%). I comportamenti di acquisto dei single hanno spinto il consumo di verdura e frutta pronto uso che ha superato – stima l’organizzazione agricola – oltre 40 milioni di chili per una spesa di 350 milioni di euro per soli acquisti casalinghi e sono stati anche per questo inseriti recentemente nel paniere Istat sull’andamento dei prezzi. Ma tutto questo ha un costo con la spesa alimentare come nel caso della verdura in sacchetto pronta per l’uso il cui prezzo è mediamente di poco superiore a 8 euro al chilo, quasi sei volte maggiore rispetto a quello dello stesso prodotto venduto sfuso». Ma si moltiplicano anche piatti pronti come la pasta precotta con condimento aggiunto per micronde o i sughi monoporzione da 80 grammi e quelli con servizi aggiunto con il boom dei salumi già affettati, i cubetti di pancetta e il formaggio grattugiato per una carbonara express, le carote julienne e la pizza surgelata. «E l’innovazione di mercato per i single riguarda anche le porzioni con l’arrivo sul mercato – conclude la Coldiretti – delle baby angurie da 2 a 2,5 chilogrammi invece delle classiche da 10 chili, il Parmigiano Reggiano in piccoli involucri da 25 grammi, le uova in confezioni da due o da quattro al posto della classica dozzina e i vassoi misti con frutti o ortaggi differenti, ad esempio una mela, una pera ed un kiwi, studiati proprio per le famiglie monocomponente».

 

 

 
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