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Earth day, dalla Cia il decalogo per rispettare l’ambiente |
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Nel settore primario la chiave per combattere l’inquinamento |
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ROMA (22 Aprile 2008) - Riduzione del 15% dell’uso dell’acqua, del 20% dell’impiego di fitofarmaci, del 15% delle lavorazioni superficiali dei terreni; aumento del 25% delle produzioni di biomasse, del 10% del biologico e del 3% dei rimboschimenti; recupero di antiche varietà per “l’aridocoltura” e sperimentazione; messa in produzione di 30-40 colture idroresistenti. Queste sono solo alcune delle regole contenute nel decalogo individuato dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) che l’agricoltore dovrà rispettare per ottenere i primi significativi risultati entro il 2010 nella sfida posta dai cambiamenti climatici. Un elenco di comportamenti che già da tempo l’organizzazione agricola ha predisposto |
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| e che oggi ha rilanciato in occasione dell’Earth day, la Giornata mondiale della Terra, evento che vedrà manifestazioni contro il riscaldamento globale e per la riduzione dei gas serra. Secondo la confederazione agricola il settore primario è destinato a svolgere un ruolo fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici. Gli imprenditori agricoli devono mutare il modo di fare agricoltura, di programmare le colture, di sviluppare nuove soluzioni che permettano di superare le emergenze, mettere a punto insomma un sistema che possa rispondere alle nuove esigenze degli operatori del comparto ma soprattutto dei consumatori. E giungere così a una graduale fase di adattamento ai nuovi andamenti climatici. «Per ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera – sostiene la Cia – per prima cosa bisogna diminuire l’uso dei fertilizzanti e pesticidi chimici concedendo invece maggiore spazio alle coltivazioni biologiche, di cui l’Italia e’ prima in Europa e seconda per numero d’aziende al mondo». Naturalmente anche i paesi terzi esportatori dovrebbero rispettare le stesse norme vigenti all’interno dell’Unione. «Occorre anche un adeguato sviluppo di biomasse per finalità energetiche in sostituzione delle fonti fossili» secondo l’organizzazione agricola che nel decalogo indica, inoltre, l’esigenza di sviluppare il rimboschimento e la necessità di un diverso approccio nell’allevamento del bestiame. Insomma, sebbene l’agricoltura incida per il 5,4% sulle emissioni di Co2, secondo i dati forniti con la metodologia dell’Intergovernamental panel for climate change, dovrà contribuire in futuro a un miglioramento della situazione ambientale ritagliandosi un ruolo di primo piano. Il comparto forestale è addirittura responsabile attivo di un assorbimento di Co2 pari al 5,8% delle emissioni dello stesso gas. «Per avere un ordine di grandezza – concludono dalla Cia – mezzo ettaro di bosco assorbe le emissioni prodotte da un autoveicolo per il periodo di vita del conducente. Per questo il settore primario rappresenta una vera e propria chiave di volta per contrastare il degrado ambientale e soprattutto per combattere l’inquinamento del clima». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||