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Biologico, l’Ue detta le regole per l’export

 

Commissione indica Paesi autorizzati, prodotti e modalità di certificazione

 
   

BRUXELLES (22 aprile 2008) - Argentina, Australia, Costa Rica, India, Israele, Svizzera e Nuova Zelanda. Questi i sette Paesi attualmente autorizzati dalla Commissione europea alla commercializzazione di prodotti biologici sul mercato europeo. A Bruxelles è stato definito un nuovo regolamento che riunisce tutta la normativa in materia e indica come conditio sine qua non per l’export l’applicazione a di norme di produzione e modalità di controllo equivalenti a quelle in vigore nell’Ue. Nel nuovo documento sono elencate, per ogni Paese, le categorie di prodotti che possono essere commercializzate, l’origine degli alimenti, gli organismi di controllo e coloro che rilasciano i certificati di autorizzazione. Per

Luca Zaia
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ogni partner inoltre è fissata anche la data di revisione della loro inclusione nell’elenco, ferma restando la possibilità della Commissione europea di revocare l’autorizzazione. In caso poi di dubbi sull’effettiva pubblicazione delle misure comunitarie, Bruxelles si riserva la possibilità di inviare esperti indipendenti per sopralluoghi sul terreno. Un traguardo importante per le produzioni bio europee e in particolare per l’Italia, primo Paese in Europa per superfici investite e al secondo posto nel mondo, dopo il Messico, per numero di aziende. Proprio nel Bel Paese è in vigore un piano d’azione nazionale per l’agricoltura biologica con una dotazione finanziaria di 30 milioni di euro per i prossimi 3 anni, che prevede la possibilità, per le imprese agricole ed alimentari, di dedurre dalle imposte il 50% dei costi per la certificazione di qualità e il controllo dei prodotti biologici oltre che Dop e Igp.
«Si tratta di un regolamento che ­– spiega il presidente dell’Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab), Andrea Ferrante – tenta di fare chiarezza in un mondo, quello del biologico, molto complesso». Secondo Ferrante bisogna migliorare i controlli «e questo regolamento si propone appunto di controllare i controllori». Sicuramente un passo in avanti quindi per Aiab. Ma c’è tuttavia ancora molta strada da fare. «Rimane aperta la questione legata al logo di conformità europea – spiega ancora il presidente dell’associazione per l’agricoltura biologica –. È ancora difficile infatti far capire al consumatore quando un prodotto è effettivamente originario dell’Europa». Il logo di conformità attualmente non individua il luogo di provenienza del prodotto.

 

 

 
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