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Diversificare, la chiave del successo

 

Secondo l'Inea dei 198 habitat naturali europei, 127 sono italiani

 
   

ROMA (1 agosto 2008) - Per numero di specie animali e di sistemi ecologici l’Italia è il Paese europeo con la maggiore biodiversità. Il 30% della fauna e il 50% della flora del Vecchio continente (rispettivamente 57.468 specie animali e 5.599 vegetali) si trovano nel nostro Paese. Un tesoro naturalistico e ambientale di inestimabile valore che però ha continuo bisogno di tutela da parte dell’uomo. Secondo uno studio dell’Inea, l’Istituto nazionale di economia agraria, su un totale di 198 habitat presenti in Europa ed elencati dalla direttiva Habitat, 127 sono italiani. Di questi 43 sono a rischio, tra ambienti umidi, paludosi e costieri, macchia mediterranea e foreste ripariali. Per frenare la perdita di biodiversità, l’Italia ha

Biodiversività
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aderito, primo fra i 27 Stati dell’Unione europea, all’iniziativa internazionale Countdown 2010. Ed è quello dell’agricoltura il settore sui cui maggiormente ricade l’onere di preservare il valore naturalistico e limitare la vulnerabilità del paesaggio nazionale. Un ruolo che, soprattutto al Sud e in alcune aree del Centro, ha la possibilità di tradursi in un cambio di marcia che vuol dire crescita e sviluppo economico dal momento che la valorizzazione delle aree naturali protette passa attraverso il turismo, l’artigianato e le produzioni agricole di qualità. Passa quindi attraverso la capacità dell’azienda agricola di rendersi multifunzionale. In altre parole, agricoltura, oggi più che mai, vuol dire qualità della vita. La parola d’ordine, allora, è multifunzionalità agricola. Ovvero, la diversificazione di tutte quelle funzioni che l’imprenditore agricolo svolge (produttiva, ambientale, paesaggistica, ricreativa, educativa, culturale) che dimostrano come, insieme alla capacità del settore agricolo di produrre prodotti destinati all’alimentazione umana e animale vi sia anche quella di produrre beni e servizi secondari di varia natura.

Wwf Il Wwf ha elencato ben undici tecniche virtuose che l’agricoltura può mettere in atto per difendere la biodiversità: dal mantenimento di siepi, alberi, frangivento per la difesa di fontanili, laghetti e zone umide, dalle coltivazioni adatte alla fauna selvatica al mantenimento di margini erbacei non coltivati lungo canali e fossi come rifugio e aree di alimentazione di tante specie, dal mantenimento di prati, pascoli e radure per specie rare alla gestione diretta del bosco con sistemi di taglio saltuari effettuati in periodi non sensibili, fino alla tutela di risorse genetiche con la produzione di varietà antiche e la conservazione di semi. L’aiuto reciproco tra difesa della biodiversità e l’agricoltura si può mettere in atto attraverso sette modalità d’impresa a sostegno del territorio rurale: dall’agriturismo alle fattorie didattiche, ovvero, aziende che ospitano scolaresche alla scoperta del mondo rurale, dagli ecomusei alla formazione di tecnici, dall’equitazione, all’ippoterapia, passeggiate con asini e muli all’artigianato con legno, cuoio, vimini, ceramica fino alla produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, solare, piccolo eolico e biomassa) in cui l’azienda agricola può diventare produttrice di energia sostenibile. Nasce una nuova figura di imprenditore agricolo che si trasforma da mero produttore di beni primari a fornitore di preziosi servizi ambientali per tutta la comunità, dal turismo ai servizi sociali alla manutenzione del territorio. La multifunzionalità diventa così un’opportunità di rilancio economico per tutta l’agricoltura. Il modello di agricoltura italiana è particolarmente adatto allo sviluppo della multifunzionalità basato sulla conservazione della biodiversità poiché è caratterizzato da piccole aziende, diffuse sul territorio la cui dimensione media va dai sei agli otto ettari, e un elevato numero di prodotti tipici che puntano sulla qualità delle produzioni piuttosto che sulla quantità.

La diffusione della multifunzionalità nelle aziende olivicole Un’indagine condotta dall’Unaprol-Consorzio olivicolo italiano permette di cogliere alcuni elementi della multifunzionalità aziendale che si configura come un ulteriore elemento di sviluppo delle imprese olivicole. Le attività di diversificazione più ricorrenti sono la prevenzione incendi (16%), segue la manutenzione del verde e delle strade interpoderali (11%), la protezione delle cultivar autoctone (7,5%). Si è inoltre osservato che solo in alcune zone regionali le aziende seguono un percorso di multifunzionalità che investe tutti gli elementi considerati. «Al Centro più che al Sud è questo il caso della Toscana, dell’Umbria, e dell’Alto Lazio – spiega il presidente Massimo Gargano –. Qui la presenza dei diversi elementi di funzionalità assume valori che sono sempre tra i più elevati, anche quando quasi tutte le aziende elle altre zone regionali segnalano uno scarso interesse».

Agriturismi Per esempio riguardo la presenza di ospitalità agrituristica, lo svolgimento di attività didattiche, l’accesso alle aziende per visite e la possibilità di svolgere attività ricreative si osservano percentuali di risposta superiori rispetto a tutte le altre zone. Le aziende di queste regioni si configurano quindi, come possibile modello da seguire per un’ipotesi di sviluppo aziendale che muove lungo direttrici diverse (culturali, ambientali ed economiche) che si alimentano vicendevolmente. «Un modello che comunque comincia ad attecchire anche al Sud – prosegue Gargano –, dove un aspetto tipico è la trasformazione in strutture agrituristiche delle masserie localizzate negli uliveti. Sta infine prendendo piede – conclude Gargano – e in questo i soci di Unaprol sono all’avanguardia, l’utilizzo degli scarti della lavorazione delle olive per la produzione di bioenergia».

 

 

 
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