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Gran Sasso, incontro su carnivori e agricoltura

 

Il 27 e 28 agosto presente anche una delegazione francese

 
   

ROMA (26 agosto 2008) - A conclusione del Progetto Life Coex “Migliorare la coesistenza tra grandi carnivori e agricoltura nell’Europa meridionale”, realizzato dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga quale partner italiano insieme alla Regione Umbria, al Parco Nazionale della Majella e al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, unitamente al Portogallo, la Spagna, la Francia e la Croazia, uno scambio di esperienze si terrà nei giorni 27 e 28 agosto, in coincidenza con il viaggio in Italia dei partner francesi. Il progetto, co-finanziato dalla Comunità europea, ha avuto l’obiettivo di sviluppare le condizioni socio-economiche necessarie per la conservazione dei grandi carnivori riducendo i

Carnivori
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conflitti generati dalla presenza di questi, attraverso un processo di coinvolgimento partecipativo degli operatori agro-zootecnici. L’incontro prenderà avvio presso il Centro di ricerche faunistiche di Camarda, sede del Servizio scientifico dell’Ente Parco, dove la delegazione francese sarà ricevuta dai vertici del Parco. Seguiranno interventi dei tecnici del Servizio scientifico e agro silvo pastorale dell’Ente e del Cta del parco. Nel pomeriggio e nella giornata di giovedì la delegazione francese sarà condotta in visita presso alcune realtà di allevamento sia transumante sia stanziale dell’area protetta. L’incontro fa seguito al meeting tecnico dei partner tenutosi in maggio in Portogallo e a quello di Luchon in Francia, dell’ottobre 2007, e rappresenta quindi un’ulteriore conferma di un’unione di intenti che mira a individuare risposte concertate e unitarie a problematiche che sono a tutti gli effetti sovranazionali. La reazione umana ai danni causati agli allevamenti e alle attività agricole rappresenta, infatti, uno dei principali motivi di persecuzione nei confronti dei grandi carnivori, una persecuzione che, operata per decenni, ha causato estinzioni locali o comunque forti riduzioni delle popolazioni dei predatori selvatici. La riduzione dei conflitti tra questi ultimi e le attività agro-silvo-pastorali rappresenta pertanto un requisito irrinunciabile per le politiche di tutela dell’ambiente.

 

 

 
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