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Prezzi, la strana legge del grano

   

Mentre aumenta la produzione, cresce anche il costo dei derivati

 
   

ROMA (18 settembre 2007) – La quantità di grano prodotta aumenta e, sfidando ogni legge di mercato, cresce contemporaneamente anche il prezzo dei derivati. A dare i numeri, sulla base delle stime Ismea-Ac Nielsen, è la Coldiretti in base alla quale nel 2007 la produzione di grano italiano è cresciuta dell’1%, raggiungendo un totale di 7,4 milioni di tonnellate. Risultato? I rincari del pane e della pasta non possono essere giustificati dalla carenza di prodotto nazionale, ma evidenziano piuttosto una grave dipendenza del sistema industriale dall’estero. «La produzione – sottolinea la Coldiretti – sarebbe stata nettamente maggiore se non ci fosse stato l’effetto dell’andamento climatico anomalo che ha anticipato la raccolta di quasi due

Aumento dei prezzi
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settimane e ridotto le rese produttive di quasi il 10% nel grano tenero e dell’1,1% in quello duro». «Le difficoltà di approvvigionamento dell’industria della pasta con il “rischio black-out grano” – sostiene l’associazione – confermano la necessità di abbandonare logiche di acquisto speculative sul mercato internazionale per scegliere la strada della programmazione di filiera». Sul piano dei prezzi negli ultimi anni i prezzi del grano italiano hanno avuto un andamento opposto rispetto a quello della pasta, mentre i primi diminuivano i secondi hanno continuato ad aumentare senza alcuna correlazione con la materia prima. «I rincari annunciati – conclude Coldiretti – rischiano di avere effetti negativi sui consumi domestici che sono già pesantemente calati dell’6,1% per il pane e del 5,6% per la pasta». Ma non solo. «Se dovesse continuare ad aumentare il costo del grano – ha annunciato oggi all’agenzia di stampa Ansa l’amministratore delegato della società “F.Divella”, Vincenzo Divella, che è anche presidente della Provincia di Bari – ad ottobre aumenteremo ancora il prezzo della pasta, di ulteriori 10-12-15 centesimi». «Giacché – incalza Divella – non si sta facendo nulla per capire il perché di questa grande bolla, da chi dipende e così colpire quelli che la stanno costruendo, dobbiamo prevedere, senza dubbio dovremo procedere con ulteriori aumenti».Gli incrementi, però, non riguardano solo la pasta. Gli effetti, infatti, saranno a catena. In particolare, la commissaria europea all’Agricoltura, Mariann Fischer Boël, ha previsto, in una intervista al Financial Times Deutschland, un forte incremento, fino al 30%, anche per la carne. «Non abbiamo ancora visto sulla carne le conseguenze dell’aumento dei prezzi del grano – spiega la commissaria – ma è ovvio che dobbiamo aspettarci aumenti dei prezzi del pollame e anche della carne di maiale». Secondo i calcoli della commissione se i prezzi dei cereali dovessero mantenersi sui livelli attuali, la carne di pollo dovrebbe costare il 10% in più nel 2008, mentre il prezzo della carne di maiale potrebbe toccare aumenti fino al 30%. Un incremento che, però, secondo la Coldiretti, non farebbe altro che riportare i prezzi allo stesso livello del 2001. «Il prezzo del maiale riconosciuto agli allevatori italiani – spiega l’associazione – è calato del 30% negli ultimi 5 anni e oggi ha raggiunto il valore insostenibile per le aziende agricole di 1,2 euro al chilo, mentre il prezzo di vendita della braciola al consumo è di circa 8 euro al chilo. Le previsioni di aumento dei prezzi quindi non devono offrire giustificazioni ad aumenti speculativi».

 
   
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