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Prezzi, arriva il piano antispeculazione del governo

 

Bersani e De Castro varano una serie di misure a tutela dei consumatori

     

ROMA (18 ottobre 2007) - Parte il piano antispeculazione del governo: controlli a tappeto su prezzi e qualità dei prodotti della filiera cerealicola e lattiero-casearia. L’annuncio arriva da un comunicato congiunto del ministero dello Sviluppo economico e di quello delle Politiche agricole. Il piano si prefigge di rispondere «alla recente tensione sui prezzi internazionali di alcune materie prime, con il conseguente aumento dei prezzi di alcuni generi alimentari». I due ministeri hanno, inoltre, formalizzato la proposta di collaborazione operativa della Guardia di finanza, dei Nas dei Carabinieri, dell’Icq (Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari) e dell’Agenzia delle dogane per intensificare le

Controlli sui prezzi
 
 
 
 
 
 
 
 

operazioni di controllo. Tre i fronti su cui si muoverà l’attività di esame. Il primo riguarda il «contrasto di comportamenti speculativi, quali i casi di occultamento e accaparramento di merci, verificando così le ipotesi di rarefazione dell’offerta sul mercato di alcuni prodotti o la loro eventuale sottrazione all’utilizzo e al consumo». Il secondo riguarda la «verifica della qualità dei prodotti messi in commercio con il fine di contrastare eventuali pratiche tese a deteriorare o alterare la qualità delle produzioni». Il terzo si concentra sulla «verifica del livello dei prezzi di vendita al dettaglio e il loro confronto con il prezzo di acquisto di beni da parte dell’esercente per le filiere cerealicola e lattiero-casearia». «L’avvio di questa collaborazione – rimarcano i ministri Bersani e De Castro – rappresenta un’importante risposta alle recenti tensioni dei prezzi alimentari per dare certezze e tutele ai consumatori e trasparenza alle imprese dei settori coinvolti».

Intanto, la Coldiretti propone la filiera corta come soluzione adeguata al caro-prezzi: «È possibile – dicono dall’associazione di categoria – ridurre di un terzo il costo della spesa facendo acquisti diretti dai 50 mila imprenditori agricoli, che vendono senza costose intermediazioni che sono la causa principale degli aumenti». Dai dati della Coldiretti, sette italiani su dieci hanno acquistato vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità direttamente dalle imprese agricole che offrono questo servizio. Inoltre, sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale sulla spesa in campagna, promosso da Coldiretti e Agri 2000, sono 21mila le cantine aperte (41% delle aziende) dove si compra vino, il prodotto maggiormente commercializzato direttamente, seguito dall’ortofrutta (23,5%), dall’olio d’oliva (16%), dalla carne e dai salumi (l’8%), dai formaggi (5%), dal miele (1%).

A gettare benzina sul fuoco ci pensa la Cia, Confederazione italiana agricoltori, che registra, per uva, castagne, noci, funghi e tartufi, una produzione in forte calo e prezzi al consumo raddoppiati rispetto allo scorso anno. Ecco nel dettaglio il quadro dei raccolti di stagione.
Uva Vendemmia anticipata, ma soprattutto scarsa: attorno ai 41 milioni di ettolitri (20 anni fa, nel 1987, si producevano oltre 75 milioni di ettolitri). Per i prezzi dei vini si annuncia un aumento che in alcuni casi tocca il 100% rispetto allo scorso anno. Mediamente gli aumenti saranno compresi tra il 25 e il 40% al Nord e al Centro; dal 15 al 30% nel Sud.
Castagne A dimezzare, o quanto meno tagliare del 30% la produzione nazionale sono state la siccità e il diffondersi di patologie da “cinipide galligeno”, con gravi danni in zone fortemente vocate, come il Cuneese, i monti Cimini e l’Avellinese. «L’Italia – continua la Cia – è il maggior produttore di castagne in Europa, e copre più del 15% della produzione mondiale. La produzione media di castagne e marroni degli ultimi 20 anni in Italia va dalle 50 mila alle 70 mila tonnellate. L’industria dolciaria assorbe ogni anno oltre 7.500 tonnellate di produzione castanicola e per il calo produttivo è destinato a lievitare il prezzo finale sia del prodotto fresco sia dei dolci a base di castagne». I prezzi per un chilo di castagne al dettaglio variano da 3,80 euro a 8,50 euro. Sui mercati si trovano prodotti provenienti soprattutto dall’Est europeo e dalla Cina.
Noci Si registra una riduzione di oltre il 50% della produzione italiana, soprattutto della noce di Sorrento. A causarla l’eccessiva piovosità primaverile seguita da siccità, e l’attacco patogeno della “carpocapsa”. «Le noci sono ora in vendita – segnala la Cia – a prezzi mai registrati in passato: intorno a 3,40-3,60 euro al chilo, con picchi di 4 euro». Inoltre, molti frutti provengono dai Paesi dell’Est e dagli Stati Uniti.
Tartufi Il prezzo del tartufo, divenuto raro anche in alcune zone vocate, ha raggiunto i 4 mila euro al chilo. Secondo gli esperti la raccolta del pregiato tubero potrebbe subite un calo del 30-35%.
Funghi È crollo anche per questa produzione che muove sul mercato nazionale un valore al consumo di 600 milioni di euro. I prezzi dei funghi variano da 3 euro al chilo per quelli coltivati a 40 euro per i porcini più pregiati, ovoli e galletti. «Risulta particolarmente aggressiva – conclude la Cia – la concorrenza di prodotti di minore qualità raccolti nell’Est europeo e nel Nord Africa».

Una voce fuori dal coro è quella di Confagricoltura che segnala, in una nota, come «le quotazioni all’origine dei suini registrano cali del 13-14% rispetto allo scorso anno, mentre gli allevatori devono fare i conti con un incremento, ulteriore, dei costi mangimistici». Secondo la confederazione, «serve una politica più attenta alla gestione delle materie prime per la produzione di Dop e misure per contenere i costi, alla luce del primo segnale positivo: la sospensione per il 2008 del set-aside». Tra le proposte di Confagricoltura quella di «valutare la possibilità di produrre anche in Italia suini più leggeri, intorno ai 110-130 chilogrammi». Attualmente, questa produzione viene importata pressoché totalmente dall’estero: sarebbe pertanto utile sviluppare questa filiera, diversificando le produzioni e migliorando l’auto-approvvigionamento.

La questione prezzi, intanto, sarà il tema della giornata di domani del Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione in svolgimento a Cernobbio. Nel rapporto di studio che sarà presentato sono prese in considerazione le opinioni di italiani e europei sull’alimentazione, sui cambiamenti nelle abitudini alimentari, tra nuove tendenze, rincari, paure e ricerca di sicurezza. «Per la prima volta – osserva la Coldiretti – saranno resi noti i dati sul confronto delle attitudini dei consumatori italiani rispetto a quelli di altri Paesi europei su biologico, prodotti tipici, ogm e origine degli alimenti, con particolare attenzione alla sicurezza, ai prezzi e alla qualità, ma anche allo sviluppo di energie alternative».



 
   
   
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