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Inflazione, pane e pasta alle stelle

 

Per l'assessore siciliano all'Agricoltura la filiera corta è una possibile ricetta

     

ROMA (16 ottobre 2007) - Settembre caldo per i prezzi degli alimentari, soprattutto quelli di pane e pasta. Lo scorso mese, rileva l’Istat, l’inflazione per l’intero comparto è salita dal 2,4% del mese di agosto al 2,9%, con punte maggiori per i cereali. In particolare, il prezzo del pane è aumentato del 7,5% rispetto a settembre 2006 (un’accelerazione del +4,2% rispetto ad agosto), mentre il prezzo della pasta è cresciuto del 4,5%. L’Istat sottolinea che sotto pressione sono inoltre anche i prezzi della carne (+2,8%, in particolare il pollame in rialzo del 6,7%) e del latte (+3,2%). Elevato anche il tasso di crescita annuale della frutta, che mette a segno un +5,6%. Dalle rilevazioni, però, emerge che a settembre l’indice nazionale

Inflazione
 
 
 
 
 
 
 
 

dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) ha fatto registrare una variazione nulla rispetto al mese precedente ed una variazione di +1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Nonostante il capitolo di spesa prodotti alimentari e bevande analcoliche registri un +0,8% rispetto al mese di agosto 2007, l’indice generale (con e senza tabacchi) non registra alcuna variazione rispetto al mese precedente. Il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, non sembra allarmarsi dei dati e predica calma: «È vero – precisa il ministro – che nel mese di settembre il prezzo dei prodotti alimentari aumenta, ma l’indice generale si mantiene costante senza ulteriori aumenti rispetto al mese di agosto». Rispetto a settembre 2006 l’aumento per i prodotti alimentari e bevande alcoliche è elevato a +2,9%, affiancato da mobili e servizi per la casa (+2,8%), bevande alcoliche e tabacchi e servizi ricettivi e di ristorazione, entrambi con un +2,4%. «Dalle prossime settimane – ha concluso il ministro – si vedranno gli effetti del piano antispeculazione messo a punto con il ministro Bersani, mentre dai primi mesi del 2008 prevediamo il contenimento di alcuni prezzi agricoli, sia per le nuove tendenze internazionali che per i provvedimenti urgenti decisi a Bruxelles per l’aumento delle disponibilità di prodotti agricoli». Diversa la posizione delle associazioni dei consumatori. «Anche l’Istat si accorge finalmente di quanto denunciamo da tempo». Così Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno commentato in una nota i dati sull’inflazione alimentare, aggiungendo che «sarebbe opportuno che si concluda positivamente il tavolo di confronto aperto con i ministeri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico, poiché le ricadute degli aumenti per ogni famiglia potrebbero essere, se non bloccati, di circa 400 euro in più all’anno». «Pertanto – conclude la nota – si deve arrivare presto a un protocollo che determini sistemi istituzionali di verifica, controllo e sanzione per i prezzi, nonché strumenti di informazione diretta, tempestiva e gratuita, in modo da ottenere interventi funzionali che riducano i prezzi, quelli relativi al paniere fondamentale per l’alimentazione delle famiglie, di almeno il 5%».
Anche in Sicilia il caro prezzi tiene banco. A scendere in campo l'assessore regionale all'Agricoltura, Giovanni La Via, secondo il quale, contro il caro prezzi dei prodotti alimentari, la ricetta anche in Sicilia è la filiera corta. «C'è un duplice aspetto – afferma La Via –, da un lato il consumatore spenderebbe meno e dall'altro il produttore guadagnerebbe di più». A spianare la strada a questa soluzione potrebbe essere la legge regionale sullo sviluppo, all'esame dell'Ars. Anche gli industriali dell'Isola fanno sentire la loro voce: «Ben venga l’indagine dell’Antitrust sull’aumento ingiustificato dei prezzi di pane e pasta – afferma Nino Grippaldi, consigliere di Confindustria Sicilia con delega all’agroindustria –. Il Paese ha bisogno di sapere con estrema chiarezza in quali passaggi della catena avvengono i rincari. Per quanto riguarda i produttori agricoli e le industrie di trasformazione dei prodotti di prima necessità in Sicilia, le materie prime e le nostre tariffe finali si sono mantenute al di sotto dell’inflazione. Dunque, il problema è a valle, nella lunghissima e antiquata catena distributiva che collega ingrosso e dettaglio e che va sfoltita».
«La creazione di un tavolo tecnico fra agricoltori, industriali e consumatori – continua Grippaldi – contribuirà all’individuazione delle speculazioni e ad una puntuale informazione ai consumatori che stanno sopportando il peso di manovre speculative. Le imprese siciliane del comparto agroalimentare – conclude il consigliere di Confindustria Sicilia – esprimono forte preoccupazione per le conseguenze sui mercati e sulla popolazione che potrebbe avere una simile ondata di rincari selvaggi e senza controllo».

 
   
   
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