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Portarsi il vino da casa, ecco la nuova tendenza

 

E intanto crescono vertiginosamente le esportazioni made in Italy

     

TORINO (22ottobre 2007) – Vino in piccoli formati o al bicchiere, la possibilità di portare a casa il “vino avanzato”, di custodire le bottiglie del cliente o, addirittura, di portare in tavola il proprio vino. Sono queste le nuove tendenze della ristorazione per quanto riguarda il vino. Secondo gli addetti ai lavori è cambiata la disponibilità del cliente a pagare oltre una certa cifra per una buona bottiglia e i ristoratori si sono adeguati: anche nei locali in cui non c’è la figura del sommelier si cerca di guidare la scelta del cliente in rapporto alla sua propensione alla spesa e alla scelta dei cibi. I proprietari, sempre più spesso, si trasformano anche in “scout” delle piccole realtà produttive, andando alla ricerca del miglior rapporto qualità -

Vino da casa
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prezzo. Le carte dei vini diventano così più selettive, più improntate ai vitigni autoctoni e più rivolte alle cantine di prossimità. I nuovi punti cardine della gestione della cantina da parte della ristorazione si possono riassumere in una maggiore competenza, meno abbondanza, maggiore riconoscibilità e qualità e migliore convenienza. Intanto, stando ai dati Istat, il vino che viene servito a tavola nei locali di tutto il mondo è “made in Italy” nell’89% dei casi. Il successo del vino italiano al di fuori dei confini è legato all’apprezzamento per i ristoranti italiani. A confermare questa tendenza è il crescente numero delle esportazioni del vino italiano, che ha registrato incrementi in alcuni casi vertiginosi. Sempre secondo i dati Istat, nel primo semestre del 2007, le esportazioni sono aumentate del 122% sul mercato russo e del 56% in Cina. Se dall’Est arrivano gli incrementi maggiori, il paese più “goloso” dell’italian wine restano gli Usa, verso i quali le esportazioni, già massicce, sono ulteriormente aumentate del 6%. Questi dati bilanciano l’andamento deludente del mercato interno, dove la percentuale di incremento resta ferma al 3%. Secondo gli esperti, il mercato italiano sarebbe penalizzato dall’enorme abbondanza di etichette, che determina sofferenza soprattutto per i vini di prezzo medio.
 
   
   
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