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Alimentare, cala il consumo di pasta

 

L'allarme lanciato dall'Unipi: «-5,7% primi 5 mesi 2007»

 
   

ROMA (24 ottobre 2007) - Il 40% della pasta del mondo viene prodotta in Italia, che è anche il primo Paese consumatore al mondo con i suoi 28 kg per anno pro-capite ma forse qualcosa sta cambiando nelle abitudini degli italiani, perché nei primi cinque mesi del 2007, secondo dati Ismea, c’è stato un calo del 5,7% dei consumi interni. Gli italiani non sono più pastaioli? Secondo l’Unipi, l’Unione Industriale Pastai Italiani che domani celebra il decimo anniversario del World Pasta Day a Città del Messico, i consumi e i gusti si stanno diversificando. Ne sono un esempio la crescita del segmento pasta fresca, che ha registrato un aumento del 16,5% nel periodo 2002-2006 e dei primi piatti surgelati, cresciuto del 7% in quattro anni.

Pasta
 
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Cambiano i modi di consumarla ma la pasta, in Italia, continua a farla da padrona nella dieta, in tutte le sue forme. La pasta di semola integrale, per esempio, è cresciuta nel 2006, del 29,5%, mentre nel periodo 2002-2006, ha registrato un balzo del 20,2%. A fronte di questo quadro in continua evoluzione, secondo ancora l’Unipi, in Italia i consumi di pasta si ripartiscono in un 79% per la pasta di semola di grano duro, l 1% di pasta integrale, il 6% di pasta all uovo secca, l’1% di pasta ripiena secca, il 5% di pasta fresca confezionata, il 5% di pasta fresca ripiena e il 3% di gnocchi. L’industria italiana della pasta, al primo posto nel mondo per livelli produttivi con i 3,2 milioni di tonnellate (dato 2006) e quote di esportazione (il 53% del totale prende la via dell’estero), per assicurare questi livelli produttivi ha bisogno di 5 milioni di tonnellate di grano duro all anno. Questo fa dell’Italia il primo Paese importatore di frumento, per alimentazione umana, al mondo. L’Unipi, in occasione del World Pasta Day, intende indagare anche quali potranno essere i riflessi dei rialzi, registrati a livello internazionale, del grano duro e del grano tenero, su un settore che, anche nei primi sei mesi del 2007 ha registrato risultati positivi in termini di export (+3,5% in volume e + 6,76% in valore). Le ripercussioni più importanti potrebbero intaccare un altro primato finora detenuto dall’Italia, quello della convenienza. Un piatto di pasta, per una ricetta semplice, per esempio a base di sugo di pomodoro e basilico, può costare 30 centesimi di euro, per arrivare, nel caso di ricette più ricche (spaghetti alla carbonara, pasta al ragù di carne) fino a 1 euro. Dietro all’Italia, in questa particolare classifica si situano Germania, Francia e Turchia (45 centesimi di euro), Russia, Messico, e Usa (60-70 centesimi di euro), Giappone (75 centesimi di euro), Brasile (80 centesimi di euro) e Venezuela (90 centesimi di euro). Con una cifra che varia da 30 a 90 centesimi di euro ci si può permettere un piatto che in termini nutrizionali fornisce un apporto energetico di circa 400 kcal (per 100gr).

 
   
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