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Fao, o si cambia o si affonda

 

L’allarme lanciato a Roma dal rapporto Iee

 
   

ROMA (19 ottobre 2007) - Assenza di un quadro strategico globale, sovrapposizione di interventi, sprechi di risorse, mancanza di coordinamento e di comunicazione tra le sedi, strutture gerarchiche troppo rigide e processi decisionali lenti e costosi: sono questi alcuni dei “mali” principali che affliggono il buon funzionamento della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. A lanciare l’allarme è il “Rapporto di valutazione esterna indipendente” (Iee), presentato a Roma. In un volume di oltre 400 pagine un gruppo di studiosi hanno inserito, nero su bianco, 109 raccomandazioni e 300 interventi basilari da cui partire verso una riforma che preveda «un cambiamento strutturale

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radicale e sconvolgente» dell’agenzia di via delle Terme di Caracalla. «L’atteggiamento attuale – spiega il capo del gruppo di valutazione e principale autore del documento, Keith Bezanson – è quello di stare a galla. La Fao è un’organizzazione rigida che tende a sfuggire i rischi e per tale motivo occorrono cambiamenti strategici, vere riforme e nuove risorse». Alla Fao lavorano oltre 1.600 funzionari e duemila impiegati nei servizi generali. Poco più della metà lavora presso la sede centrale a Roma, mentre il resto è dislocato in oltre cento Paesi.

 
   
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