molli nonostante i 20 e passa paesi comunitari contrari». «Tuttavia – ha aggiunto – se mai una decisione di compromesso dovesse andare in quella direzione, un obbligo di etichettatura si pone per una questione di trasparenza verso i consumatori».
Il tema dell’etichettatura d’origine rientra per l’Italia in una strategia a tutto tondo che riguarda anche l’olio extravergine d’oliva sul quale c’e un braccio di ferro tra Roma e Bruxelles. «Di fatto – ha spiegato De Castro – l’approvazione del decreto sull’etichettatura dell’olio d’oliva rappresenta per l’Italia un motivo negoziale nei confronti del regolamento comunitario (il 1.019 del 2002) che indica l’origine sull’etichetta come facoltativa». «Quel decreto – ha aggiunto – sono pronto a ritirarlo se nella modifica del regolamento comunitario ci dovesse essere un obbligo di etichettatura d’origine nell’olio». Al momento sul tavolo ministeriale, la riforma del vino si presenta come un enorme puzzle nel quale mancano ancora molti tasselli: dal divieto allo zuccheraggio alle misure che dovranno essere finanziate con i fondi che l’Ue metterà a disposizione di ogni paese, dalla regolamentazione sui diritti di impianto alla durata dell’estirpazione dei vigneti. Per questo il presidente di turno portoghese dell’Ue, Jaime Silva, ha invitato il consiglio Ue a riunirsi nuovamente a partire dal prossimo 26 novembre per realizzare un ampio lavoro negoziale, accompagnato da numerosi incontri bilaterali così da poter raggiungere un accordo politico nel mese di dicembre quanto i ministri avranno a disposizione anche il parere del Parlamento europeo. |
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