dei prodotti finiti. Il primo scenario prende in analisi un rientro dell’emergenza “aumento prezzi” delle materie prime e ipotizza un “galleggiamento” dell’industria alimentare con margini sempre più ridotti da investire in ricerca e sviluppo e un livello di prezzi al consumo superiore rispetto all’attesa evoluzione dell’inflazione. Definito “shock”, il secondo scenario prova invece a valutare cosa accadrebbe nell’ipotesi di un perdurare della situazione di crisi da approvvigionamento delle materie prime, con otto aziende su dieci che si troverebbero a rischio. In vista di queste due prospettive, Federalimentare ha chiesto il supporto del governo, come già previsto dalla Finanziaria 2007, con forme di benefici fiscali per le aziende che fanno promozione all’estero. Ma la riduzione prevista in Finanziaria 2008 dell’Irap al 3,9% e dell’Ires al 27% comporta la modifica della base imponibile. Molte imprese sottocapitalizzate che hanno difficoltà nel reperimento dei capitali, potrebbero registrare in questo modo un saldo neutro o addirittura negativo. «È una questione tecnica sulla quale stiamo ancora lavorando – ha spiegato al Velino il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro. – Insieme a Federalimentare stiamo cercando di capire come risolvere il problema». L’Italia, secondo il ministro, non ha alternative. Per essere più competitiva deve puntare sui mercati esteri, un mercato da 22 miliardi di euro. «Siamo una popolazione vecchia con un tasso di crescita pari a zero – ha osservato. – Questo rende necessario vendere di più all’estero dove c’è sempre maggiore domanda. Quest’anno l’export agroalimentare chiuderà a 24 miliardi». «La qualità – ha aggiunto il ministro – è una condizione essenziale, ma non sufficiente. Le imprese italiane devono avere la capacità di lavorare insieme per guardare al futuro in maniera organizzata al fine di cogliere l’opportunità che arriva dalla globalizzazione». Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi, secondo De Castro, nonostante la revisione della Pac ci sarà ancora tensione. «Lo vediamo con i cereali e il latte. È inevitabile che l’aumento dei prezzi investirà tutte le filiere. Dobbiamo lavorare per recuperare le efficienze di filiera al fine di ridurre gli impatti sul prezzo finale». «Con la costituzione dei Farmer market – ha precisato il ministro – è stata creata una norma che introduce le regole per la vendita diretta di prodotti agricoli, ma è chiaro che la vendita diretta non può essere applicata a tutto il comparto».