arrivare dal produttore al consumatore (66%) a differenza di quanto accade negli altri Paesi europei (42%). Ma sotto accusa sono anche i rincari eccessivi applicati dai commercianti e dalle catene di distribuzione (37%) mentre sono del tutto scagionati gli agricoltori. Gli italiani temono per il mancato governo della situazione e addirittura il 37% arriva a chiedere un intervento pubblico per calmierare i prezzi degli alimenti. Il 29% ritiene che occorra favorire direttamente gli acquisti dagli agricoltori e soltanto il 6% considera come soluzione la concentrazione della distribuzione commerciale con la riduzione dei piccoli negozi a favore degli ipermercati. I cambiamenti nel comportamento di acquisto sono giustificati dal fatto che la spesa alimentare è la seconda voce dopo l’abitazione e assorbe il 19% della spesa mensile totale delle famiglie per un valore che è salito a 467 euro al mese destinati nell’ordine principalmente all’acquisto di carne (106 euro), di frutta e ortaggi (84 euro), di pane e pasta (79 euro) e di latte, uova e formaggi (64 euro). Se complessivamente la spesa alimentare è rimasta invariata, le quantità portate a casa si sono ridotte dell’1,5% e tra gli spostamenti più significativi si registra un calo nei consumi di pane (-7,4%), pasta di semola (-7,4%), latte fresco (-2,6%), vino (-7,9%), carne bovina (-4,1%) mentre aumentano la carne di pollo (+7,5%) e le uova (+6,4%), secondo le elaborazioni su dati Ismea Ac Nielsen nei primi otto mesi del 2007. Secondo un studio della Coldiretti, dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 euro (51%), va al commercio e ai servizi, 140 (30%) all’industria alimentare e solo 89 (19%) alle imprese agricole.