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Agricoltura, dal campo alla tavola vince il biologico

 

Sicilia e Calabria le regioni italiane con la maggiore presenza di aziende

 
   

ROMA (23 ottobre 2007) - Nei campi e sulle tavole italiane trionfa il biologico. Nel 2006 si è avuta, rispetto all anno precedente, una crescita del 7,5% delle superfici coltivate a bio (1.147.589 ettari), mentre gli acquisti domestici nei primi sei mesi del 2007 sono aumentati dell 8,9%, con una spesa al dettaglio pari ad oltre 164 milioni di euro. È quanto evidenzia la Cia sulla base dei dati Ismea. «Sono dati – commentano la Cia e la sua associazione per il biologico Anobio – che confermano lo sviluppo continuo nel settore, nonostante le difficoltà incontrate dai produttori e il calo dei consumi agroalimentari registrato negli ultimi mesi». Nello stesso tempo aumentano gli agricoltori che scelgono questo particolare e naturale

Agricoltura biologica
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tipo di coltivazione e allevamento. «Così – continuano le due organizzazioni – si rileva un incremento del 2,4% degli operatori che hanno ormai raggiunto le 51.034 mila unità, di cui 45.089 produttori, 4.734 trasformatori, 194 importatori e 1.017 altri. La loro distribuzione sul territorio nazionale vede Sicilia e Calabria tra le regioni con la maggiore presenza di aziende biologiche». I principali orientamenti produttivi interessano foraggi, prati, pascoli, cereali, che nel loro insieme rappresentano il 70% circa della superficie ad agricoltura biologica. Seguono, in ordine di importanza, le superfici investite ad olivicoltura. Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali tipologie produttive si evidenzia un generale incremento del numero di capi. Queste cifre confermano il primato bio dell’Italia in Europa. Seguono Germania e Spagna, ma la percentuale maggiore di superficie agricola biologica rispetto al totale nazionale spetta all Austria che ha raggiunto l’11%. Subito dopo c’è l’Italia (8,4%). Per quanto riguarda i consumi domestici, a dare forza alla crescita del bio hanno contribuito latte e derivati (più 7,8%), ortofrutta fresca e trasformata (più 21,8%), bevande analcoliche (più 8,4%), uova (più 7,9%) e riso e pasta (più 15,5%). Cali, invece, si hanno per biscotti, dolciumi e snack (meno 3,9%), zucchero, caffè e tè (meno 4,7%), oli (meno 4,1%) e pane (meno 1,4%).

 
   
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