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L’Ue completa la ristrutturazione “dolce”

 

Incentivi per i bieticoltori che rinunciano ad altre quote. All’Italia fondi per 167,7 milioni

 
   

BRUXELLES (10 ottobre 2007) - Da ieri è operativo a tutti gli effetti l’accordo raggiunto il 26 settembre dai ministri dell’Agricoltura dell’Ue per completare la ristrutturazione del settore bieticolo-saccarifero in Europa. Per i produttori in Italia significa nuovi fondi per 167,7 milioni di euro. L’imprimatur definitivo e senza discussione all’intesa è stato dato ieri a Lussemburgo dai ministri dell’Economia e delle finanze dell’Ue per accelerare l’attuazione dei nuovi provvedimenti prima delle semine autunnali. «L’obiettivo – spiegano i tecnici Ue – è quello di aggiustare il tiro di una ristrutturazione del settore varata nel 2006, ma che non sta dando i risultati attesi». Secondo la Commissione, infatti, i nuovi incentivi dovrebbero convincere i

Zucchero
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produttori europei non competitivi a rinunciare a circa 3,8 milioni di tonnellate di quote di zucchero, in aggiunta ai 2,2 milioni già abbandonati. In base al nuovo provvedimento, i bieticoltori che abbandoneranno la produzione nella campagna 2008-2009 riceveranno un contributo addizionale di 237,5 euro a tonnellata di quota abbandonata. Non verranno però penalizzati i bieticoltori italiani che già nel periodo 2006-2007 hanno rinunciato a oltre il 50% delle loro quote con la chiusura di due terzi degli impianti. Potranno infatti contare su un pagamento retroattivo stimato a 176,7 milioni. Il nuovo regime, rispetto alla normativa in vigore, prevede infatti che la percentuale dell’aiuto da concedere ai bieticoltori e ai fornitori di macchinari sia fissata al 10% con un complemento di aiuto con effetto retroattivo per non penalizzare chi ha già rinunciato alle proprie quote. I bieticoltori sono anche autorizzati a chiedere direttamente al Fondo di ristrutturazione di rinunciare a una quota, ma fino a un massimo del 10% di quella spettante allo zuccherificio. La commissaria europea all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, ha incoraggiato tutti coloro che non sono competitivi a profittare degli incentivi attuali in quanto, ha detto, «dopo il 2010 non ci saranno più fondi per sostenere quelli costretti a uscire di scena». Se entro quella data le rinunce alle quote saranno state insufficienti, Bruxelles renderà i tagli obbligatori in funzione dell’impegno assunto da ogni Paese.

 
   
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