l’aumento della domanda globale, del prezzo del petrolio e della domanda delle colture impiegate per produrre biocombustibili. «Per la maggior parte dei cereali – prosegue il rapporto – l’offerta è molto più scarsa che negli ultimi anni, mentre la domanda complessiva, sia ad uso alimentare, che foraggiero ed industriale, è in aumento». Le scorte, già scarse all’inizio della stagione, secondo la Fao, continueranno a diminuire «perché la produzione cerealicola mondiale sarà sufficiente solo a soddisfare l'utilizzazione globale prevista». Nell’ultimo anno, i prodotti caseari hanno registrato gli aumenti più significativi, oscillando dal +80% al +200% e nel comparto zootecnico, quello avicolo è il settore che ha registrato un incremento del 10%. L’indagine mette in guardia sull’effetto combinato del prezzo record del petrolio e la volontà di affrontare le questioni ambientali. «Questi fattori – prosegue lo studio Fao – potrebbero stimolare nei prossimi anni la domanda di alcune produzioni alimentari, specialmente zucchero, mais, colza, soia, olio di palma ed altre coltivazioni olearie ma anche cereali». L’aumento del costo dei carburanti, la capacità di spedizione a pieno regime, la congestione del traffico portuale e l'allungamento delle vie commerciali hanno avuto forti ripercussioni sui costi di spedizione. Secondo il rapporto, questo fattore ha cambiato le rotte geografiche del commercio. Molti Paesi adesso ricorrono, per le proprie importazioni, a fornitori più vicini per risparmiare sui costi di trasporto. Per il futuro, si prevede un aumento delle superfici seminate, già a partire dal raccolto dell'anno prossimo. «Con il presupposto che vi sia una crescita normale dei consumi – si legge nello studio – grazie a un incremento sostenuto della produzione di grano, si dovrebbe determinare un calo dei prezzi dei cereali».