decreto. «In caso contrario – si legge nell’interrogazione – i fondi andranno a riserva, e cioè saranno incorporati dallo Stato e distribuiti, tramite l’Agea, a tutti i settori ortofrutticoli».
«I fondi disponibili, di circa 120 milioni di euro – spiega Fuda –, sono stati prodotti per il 65% dalla Regione Calabria. Il decreto approvato alla conferenza Stato-Regioni è invece andato a favore della Regione Siciliana, con un aumento di 11 milioni di euro, che certo non le spettavano e che, a conti fatti, sono stati sottratti alla Regione Calabria. Inoltre, quando si parla di competitività, si solleva un altro falso problema: gli agrumi della Sicilia per l’80% vengono immessi nei mercati del fresco, mentre quelli calabresi per il 90% sono destinati all’industria di trasformazione. I fondi – prosegue Fuda – finora sono stati dati solo ed esclusivamente alla produzione di agrumi trasformati, spartiti in 66 milioni di euro alla Calabria, 40 milioni alla Sicilia e neppure un euro alle altre regioni produttrici». Gli assessori delle due regioni, La Via e Pirillo, hanno accettato la proposta del ministero per una distribuzione degli aiuti, che destina 54 milioni di euro alla Calabria, 56 alla Sicilia e il resto alle altre regioni: criterio che si basa sulla superficie e tiene conto di un parametro a favore delle zone dove c’è da sempre la trasformazione. «Questo – spiega Fuda – è lo spirito della riforma che attribuisce, rispetto al passato, 15 milioni di euro in più alla Sicilia e 12 milioni in meno alla Calabria». Fuda invita poi a non perdere tempo e a organizzarsi per affrontare il mercato globale, «incentivando l’aggregazione dei produttori, così come previsto dall’Ocm comunitaria, ed evitare che Spagna e Portogallo possano mettere in crisi l’intero settore italiano». Infine, un monito: «Se i produttori siciliani e i loro rappresentanti parlamentari non lo comprenderanno, e continueranno a fare pressioni per ottenere ancora più di quello che già hanno ottenuto, pur non avendone diritto, l’unica soluzione per la Calabria – avvisa Fuda – sarebbe fare un passo indietro e iniziare a reclamare il riparto in base allo storico. Con due diversi obiettivi: ottenere i 66 milioni che sarebbero suoi di diritto ed evitare che, in attesa di trovare un accordo che tarda ad arrivare, l’intero ammontare di aiuti comunitari previsti per il settore agrumicolo vengano redistribuiti ad altri settori ortofrutticoli».