un’effettiva tutela per le Dop, Igt e Stg e l’introduzione di regole chiare ed affidabili che consentano l’etichettatura dell’origine dei prodotti, garantendo trasparenza e informazione nei confronti dei consumatori. «Dai prosciutti all’olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli nei mercati italiani – spiega la Cia in una nota – è un continuo di falsi e di tarocchì che rischiano di provocare danni rilevanti non solo alle Dop, Igp e Stg, che rappresentano la punta di diamante del ‘‘made in Italy’’ nel mondo, ma all’intera produzione italiana». Il fenomeno dell’agropirateria sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. «Ormai non c’è più da stupirsi nel ritrovare, anche attraverso Internet – continua la nota – il Prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano prodotti in Argentina, in Australia o, addirittura, in Cina.» Non solo. Gli agropirati spesso si camuffano dietro le sigle più strane e singolari. Si va dal Parmesao (Brasile) al Regianito (Argentina), al Parma Ham (Usa), al Daniele Prosciutto & company (Usa), dall’Asiago del Wisconsin (Usa) alla Mozzarella Company di Dallas (Usa), dalla Tinboonzola (Australia), alla Cambozola (Germania, Austria e Belgio), al Danish Grana (Usa). «Per questa ragione – afferma il presidente nazionale della Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi – è fondamentale che la Commissione Ue assuma come prioritaria la ricerca di una tutela su base multilaterale, attraverso l’estensione a tutti i prodotti protetti. Si tratta di una battaglia negoziale molto difficile, ma è indispensabile per contrastare un’agropirateria sempre più aggressiva e pericolosa».