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Gli Usa puntano sull'Ogm per cotone e mais  

E intanto in Italia parte la filiera del biodiesel

 
     
(13 luglio 2007)    

ROMA – Mentre gli Stati Uniti riscoprono l’Ogm, in Italia parte la filiera del biodiesel. In particolare, secondo uno studio condotto dall’Università di Santa Clara, in California, insieme al National center for ecological analysis and synthesis (Nceas) dell’Università della California e all’organizzazione per la tutela ambientale The Nature Conservancy di Seattle, il cotone e il mais geneticamente modificati per resistere agli insetti hanno un migliore impatto sulla biodiversità rispetto alle varietà tradizionali trattate con agrofarmaci. Il team di ricerca ha rivelato, inoltre, che insetti utili quali coccinelle, lombrichi e api sono più numerosi nei campi geneticamente modificati rispetto ai campi tradizionali, nei quali per contrastare gli insetti nocivi è necessario ricorrere a prodotti insetticidi.
E intanto in Italia è partita la filiera del biodiesel. Quest’anno sono stati coltivati oltre 45 mila ettari di colture oleaginose dedicate alla filiera biocarburanti. Le scelte produttive evidenziano un orientamento prevalenteverso il girasole (oltre 22 mila ettari), seguito dalla soia energetica, e per questo primo raccolto un significativo impegno degli agri-

cotone  
coltori verso la coltura di colza, con 10 mila ettari. I primi dati raccolti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali segnalano risultati soddisfacenti in termini di qualità e rese, fattori che uniti alle buone condizioni di prezzo del mercato fanno prevedere un importante sviluppo di tale filiera nei prossimi anni, secondo la progressione già programmata dallo stesso contratto quadro del biodiesel. Il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro ha sottolineato che «l’agricoltura darà un contributo importante alla produzione di carburanti da fonti rinnovabili. Questo potrà avvenire sostenendo l’avvio dei numerosi progetti di investimento basati sulle filiere locali di produzione che da anni attendono un quadro di regole certe per partire. Un processo che peraltro non comprometterà i tradizionali settori alimentari».
 
   
   
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