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Cambiamenti climatici, le piante si adeguano |
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Ecco le specie più resistenti al surriscaldamento del pianeta |
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ROMA (30 luglio 2007) – Le piante si adeguano alle mutazioni climatiche in modo da resistere al surriscaldamento del pianeta: questo quanto emerso dal vademecum delle piante più resistenti presentato dall’Enea alla Commissione europea. Secondo quanto scritto dall’Ente, l’orzo è più resistente del frumento, mentre tra le avene sono da preferire le varietà precoci. Tra i legumi i più resistenti sono le fave, seguite dai lupini bianchi, le lenticchie, i ceci ed in ultimo i piselli, mentre tra le erbe spiccano la veccia, la favetta, il fieno greco che risultano più resistenti del trifoglio incarnato. Nei prati, invece, è meglio piantare la sulla, l’erba medica, la lupinella e il trifoglio pratense. La risposta fisiologica delle piante stressate dalla mancanza d’acqua è stata studiata dalla biologia e dalla genomica, che hanno esaminato la sequenza dei processi molecolari di alcune varietà vegetali. L’Enea attualmente sta anche sperimentando una varietà di grano che crescerebbe con pochissima acqua. |
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In Italia, invece, un gruppo di 27 agricoltori stanno sperimentando da sette anni sulle colline del Fortore-Alto Tammaro, in provincia di Benevento, una tecnica importata dall’Argentina, nota come sod seeding o semina su sodo, che senza trattare preliminarmente il terreno, permette di coltivare cereali, foraggi, grano e mais con poco dispendio di acqua e un risparmio del 70% dei costi (che significa meno impiego di carburante, acqua e taglio della Co2 immessa nell’atmosfera).
Antonio Vella, presidente del consorzio, nell’ambito di un progetto del Cnr-Ibimet, coordinato da Francesco Cannata, ha spiegato che si tratta di una tecnica che evitando il diserbo del terreno, i due tradizionali ripassi, la rollatura, taglia i costi, fino a 250 euro per ettaro.
Naturalmente ci sono delle procedure da rispettare: mai seminare quando il terreno è bagnato, bisogna condurre il trattore secondo una tecnica particolare che va insegnata, perchè l’aratura deve essere condotta con una certa velocità.
“Le rese di questa nuova tecnica sono soddisfacenti all’altezza delle semine tradizionali, – ha dichiarato Vella –, tanto che la sperimentazione, iniziata sette anni fa su 10 ettari, copre oggi 1000 ettari di collina”. |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||