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Sicilia, un piano di tutela delle acque dei monti Sicani  

L’obiettivo è rispettare le direttive Ue in materia di risorse idriche

 
   

PALERMO (11 dicembre 2007) - È stato presentato nell’aula consiliare del Comune di Cammarata (Agrigento) il Piano di tutela delle acque del territorio del bacino idrografico dei monti Sicani. Lo schema del Piano, che deve ancora essere adottato dal Governo regionale per essere sottoposto alle osservazioni di rito delle amministrazioni locali, è il frutto di un lungo lavoro da parte dei tecnici della struttura commissariale per l’emergenza idrica, oggi Agenzia per i rifiuti e le acque (Arra), e sarà illustrato nel corso del 2008 nelle restanti otto province siciliane. «Un lavoro lungo e complesso che ha visto due anni di monitoraggi – spiega il direttore del settore bonifiche dell’Agenzia, Giorgio Colajanni – che ha coinvolto numerosi

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enti che hanno messo a disposizione significative competenze per giungere ad un documento complesso». L’obiettivo dei prossimi anni è quello di lavorare all’attuazione degli interventi previsti in base alle priorità individuate, per ottemperare alla direttiva Ue che entro il 2015 impone il termine per raggiungere il complessivo miglioramento delle risorse idriche e del loro utilizzo. Il piano, che contiene un’ampia indagine e valutazione sull’impatto antropico e sulle attività produttive che insistono sul territorio, ha identificato su quello regionale ben 41 bacini idrografici significativi, 37 corsi d’ acqua, tre laghi naturali, 31 laghi artificiali, dodici acque di transizione e 38 tratti di acque marino-costiere. Nel territorio dell’Agrigentino sono stati monitorati per due anni i tre bacini del Verdura, del Magazzolo e del Platani. Secondo i tecnici dell’Agenzia sono emerse evidenti criticità nello stato ambientale delle acque superficiali, mentre migliore è la situazione di quelle sotterranee che costituiscono la zona montuosa dei Sicani cosiddetta “di ricarica”. Ampia parte del piano è dedicata alla programmazione degli interventi, che prevedono una spesa complessiva di 162,9 milioni di euro, in parte già finanziata dai piani d’ambito per il rifacimento delle reti fognarie e la depurazione. Tra le priorità, azioni di miglioramento del settore depurativo-fognario, rifacimento delle reti degli acquedotti, mitigazione del rischio idraulico forestale, riuso delle acque reflue, ma soprattutto un’azione di “governance” integrata dell’ambiente per riformare le pratiche agricole e industriali.

 

 

 
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