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Stop all’agropirateria per quadruplicare l’export    

Secondo Coldiretti la sfida contro il falso vale 50 mld di euro

 
   

ROMA (3 dicembre 2007) - «Le esportazioni di prodotti agroalimentari made in Italy potrebbero quadruplicare se ci fosse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale». È quanto afferma la Coldiretti che in occasione del Convegno internazionale “Falso e globalizzazione: una sfida da vincere”, sta raccogliendo esempi di imitazioni da tutti i continenti. «All’estero sono falsi tre prodotti alimentari “italiani” su quattro» comunica la Coldiretti, sottolineando che in termini economici «il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari made in Italy vale oltre 50 miliardi di euro». «La pirateria agroalimentare internazionale — denuncia la

Agropirateria
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Coldiretti — utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: dai formaggi ai salumi, dal caffè ai biscotti, dall’olio di oliva ai condimenti, dalla pasta ai vini. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili». In Cina, per esempio, «il falso made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita». «I Paesi più attivi nel produrre imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove — continua la Coldiretti — appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense». Tra i falsi più diffusi il Parmesan è la punta dell’iceberg, ma anche il Romano prodotto nell’Illinois con latte di mucca anziché di pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d’Aosta.

 

 

 
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