Coldiretti — utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: dai formaggi ai salumi, dal caffè ai biscotti, dall’olio di oliva ai condimenti, dalla pasta ai vini. Il rischio reale è che si radichi nelle tavole internazionali un falso made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili». In Cina, per esempio, «il falso made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita». «I Paesi più attivi nel produrre imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove — continua la Coldiretti — appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense». Tra i falsi più diffusi il Parmesan è la punta dell’iceberg, ma anche il Romano prodotto nell’Illinois con latte di mucca anziché di pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d’Aosta.