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Biocarburanti, dal 2000 produzione aumentata del 25%

 

International Food Institute: «Cibo ed energia a prezzi paralleli»

 
   

ROMA (5 dicembre 2007) - Negli ultimi anni il consumo di cereali è stato significativamente più alto della produzione e ha portato a una riduzione delle scorte. Lo afferma l’International Food Policy Research Institute nel rapporto biennale sulla situazione mondiale dell’alimentazione presentato ieri a Pechino, all’assemblea generale annuale del Gruppo consultivo sulla ricerca agricola internazionale. Mentre l’uso dei cereali per l’alimentazione è cresciuto del 4% dal 2000 e quello come mangime del 7%, la produzione di biocarburanti è cresciuta di più del 25%. Solo negli Stati Uniti, l’uso di mais per la produzione di etanolo è aumentata di due volte e mezzo tra il 2000 e il 2006. Il prezzo delle materie prime

Silos
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per i biocarburanti, afferma il rapporto, sono sempre più legati ai prezzi dell’energia. In Brasile, che è stato pioniere nella produzione di etanolo dagli anni Settanta, il prezzo dello zucchero è ormai molto legato a quello dell’etanolo. «Un’implicazione preoccupante – spiega il rapporto – è che le fluttuazioni nel prezzo dell’energia sono sempre più trasmesse al mercato alimentare». Negli ultimi cinque anni, le variazioni dei prezzi nell’olio di semi, nel frumento e nel mais sono cresciuti a un livello circa doppio dei precedenti decenni. Le proiezioni indicano per il Pil mondiale dell’agricoltura un calo del 16% entro il 2020 dovuto al riscaldamento globale. Il reddito dei paesi poveri, in cui l’incidenza del settore è più alta, subiranno un impatto sul reddito del 20% mentre per i paesi industriali sarà limitato al 6%. Secondo il direttore dell’Istituto internazionale di ricerca sulle politiche alimentari, Joachim Von Braun, è realistico pensare che «il prezzo del mais aumenterà del 72% nella prossima decade, mentre la previsione per i semi oleosi è di una crescita del prezzo del 44%». «Di conseguenza – precisa Von Braun – il numero delle persone sottonutrite nell’Africa sub-sahariana potrebbe triplicarsi tra il 1990 ed il 2080». Possibili soluzioni: incrementare gli investimenti in tecnologia applicabile all’agricoltura, una più forte rete di assistenza con particolare accento sugli aiuti ai bambini e il miglioramento delle infrastrutture e delle opportunità finanziarie nei paesi meno sviluppati, una riduzione del consumo di bioenergia.

 

 

 
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