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Miele, nel 2007 previsto calo della produzione

 

Il grido d'allarme degli apicoltori: è tutta colpa del caldo asfissiante

     

ROMA (01 agosto 2007) – Nel 2007, a causa del forte caldo, la produzione di miele sarà al di sotto alla media nazionale, pari a 100/110.000 quintali all’anno. Con queste temperature elevate, infatti, le api non si orientano più. Lo sostiene l’Associazione italiana apicoltori italiani che diffonde le prime stime del raccolto di miele italiano nel 2007, di cui si discuterà alla “Settimana del miele di Montalcino” (in programma dal 7 al 9 settembre). «Le api, considerate un vero e proprio termometro dei mutamenti climatici, – afferma l’associazione – sono in tilt a causa della siccità e del caldo violento ed asfissiante, che ha portato molte varietà di fiori a schiudersi in anticipo sulla norma, con sconvolgimenti nell’interazione biologica tra il complesso meccanismo sociale dell’insetto e le risorse botaniche disponibili». Dove non può il clima, aggiungono gli apicoltori, «arrivano i trattamenti chimici a spopolare gli alveari che attualmente in Italia sono 1,1 milioni con una popolazione di 55 miliardi di api, curati da 50mila apicoltori». Il settore che fattura direttamente 60 milioni di euro, ma che arriva a 2,5 miliardi di euro se si considera il serviziod’impollinazione fornito dalle api all’agricoltura risentirebbe anche dell’uso

Api
 
sconsiderato degli insetticidi. «C’è da considerare – spiega Francesco Panella, presidente dell’Unione nazionale degli apicoltori italiani – la diminuzione della popolazione degli alveari, in tutta Italia, dovuta all’utilizzo sconsiderato di alcuni tipi di insetticidi. Mentre in Francia l’uso di questi micidiali prodotti chimici è stato vietato, il nostro ministero della Salute, fino ad ora, non ha nemmeno preso in considerazione le molteplici segnalazioni di questa strage d’api e di altri insetti utili all’ambiente e all’agricoltura».«L’effetto d’interazione tra siccità e insetticidi in polvere di cui sono cosparsi i semi delle culture, in particolare del mais, questa primavera ha provocato – conclude Panella – la sparizione nella Pianura Padana di tutte le api di campo dedite al raccolto di miele e polline risparmiando solo le api di casa. Migliaia di famiglie d’api non hanno, quindi, potuto produrre i pregiati mieli primaverili del Nord Italia».
 
   
   
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