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MARCHI  

Si avvicina l’Igp per il radicchio di Verona

   
Dopo il sì della Commissione Ue bisogna tradurre il disciplinare  
   

VENEZIA (4 marzo 2008) - «Il Veneto va verso il poker di radicchi a Indicazione geografica protetta: un primato mondiale di qualità e gusto che nel riconoscimento europeo troverà una forte conferma normativa». Lo rileva il vicepresidente della Giunta regionale del Veneto Luca Zaia, in seguito alle decisioni di Bruxelles sul Radicchio di Verona. «Ci risulta – dice Zaia – che i Servizi giuridici della Commissione europea abbiano espresso il parere positivo al proseguimento dell’iter per la registrazione della denominazione come Igp. Questo rappresenta una tappa fondamentale del percorso, anche se il traguardo richiederà ancora tempo e forse qualche insidia». L’iter prevede ora la traduzione del documento

Radicchio di Verona
 
 
 
 
 
 
 
 
unico riassuntivo del disciplinare in tutte le lingue comunitarie, e la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, come, per intenderci, è avvenuto il 15 febbraio scorso per il Radicchio di Chioggia. «Se entro i successivi sei mesi non arriveranno alla Commissione osservazioni ed opposizioni da parte degli altri Stati europei – ricorda Zaia – anche il Radicchio di Verona andrà ad arricchire il paniere dei radicchi rossi veneti Igp, insieme al Rosso di Treviso, al Variegato di Castelfranco e, ma di quest’ultimo saremo sicuri solo il prossimo 16 agosto, al Chioggia». Il Radicchio di Verona, originario appunto del veronese, è tra i più diffusi del Veneto. Viene coltivato principalmente nel territorio della provincia scaligera (per oltre il 60%), ma anche in quasi tutta la restante pianura centrale della regione comprendente comuni delle province di Vicenza e di Padova.
 

 

 
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