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Whisky scozzese, marchio Doc anticontraffazione |
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Il governo di Londra pronto a varare leggi contro le imitazioni |
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LONDRA (9 ottobre 2007) - Il whisky scozzese vuole essere tutelato contro le imitazioni all’estero, e il governo di Londra si appresta a varare leggi che ne rendano più precise le definizioni che necessitano a un whisky per dirsi Doc e precisino senza ambiguità la zona di produzione. L’annuncio è stato dato da Hilary Benn, ministro per l’ambiente, gli alimenti e gli affari rurali, per il quale le nuove leggi regolamenteranno in maniera stringente le descrizioni e le indicazioni geografiche che si possono usare su una bottiglia di vero whisky. Ad esempio se si parla di whisky di Islay o delle Highlands, solo una bottiglia realmente prodotta in quelle regioni potrà affermarlo, mentre usare il nome di una distilleria significherà |
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| che il prodotto viene unicamente da quell’azienda. Le esportazioni di questo superalcolico valgono 3 miliardi di euro all’anno, ma questa cifra rischia di essere intaccata dalle contraffazioni. Secondo le nuove norme proposte, il whisky verrà definito in sole cinque categorie: single malt, single grain, blended, blended malt e blended grain. I produttori potranno mettere sull’etichetta uno dei cinque nomi regionali: Highland, Lowland, Speyside, Campbeltown, Islay. Le nuove leggi consentiranno anche azioni legali contro chi all’estero produce whisky non originale, magari decorando le bottiglie con nomi e immagini che evocano la Scozia, come nel caso dei marchi Glen Highland Green e Red Scot, molto venduti in India e Cina. |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||